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Taci, il nemico ti ascolta

Fino a qualche anno fa era una frase che dicevamo per scherzo, senza nessun vero riferimento ai manifesti di propaganda dei vari regimi. “Taci, il nemico ti ascolta” poteva essere riferito ai bambini di casa che non dovevano sentire alcuni ragionamenti e discorsi dei genitori o a qualche collega al quale non volevamo far sapere qualche nostra iniziativa, era comunque un modo scherzoso di dire. Questo avveniva ieri.

Oggi “il nemico ti ascolta” è un monito che dovremmo ripeterci per essere più vigilanti in tutti i sensi visto che i nostri dati sensibili sono gestiti da aziende private, e non dallo Stato, che ogni giorno lasciamo centinaia di informazioni, sul nostro stile di vita e sui nostri interessi, attraverso le tesserine dei punti, le tante comunicazioni e gli acquisti in rete, per non parlare delle telecamere, ormai posizionate ovunque e che sono di fabbricazione straniera. Di fatto i nostri dati sensibili sono a disposizione di tutti sia per ricerche commerciali internazionali, sia per controllare i nostri interessi economici e le nostre simpatie politiche. Siamo controllati noi ed è controllato il sistema paese con una raccolta dati globale.

Ormai è diventato chiaro che la guerra, nel ventunesimo secolo, si combatte in gran parte proprio come guerra cibernetica e le varie catastrofiche narrazioni, che facevano scrittori e sceneggiatori, in parte sono già diventare realtà. In un attimo tutto quello che ritenevamo riservato diventa di dominio pubblico o, ancor peggio, l’arma per condizionare, senza che ce ne accorgiamo, le nostre scelte, comprese quelle politiche ed economiche.

Un governo straniero ed ostile o un gruppo di hacker sono in grado di poter bloccare il funzionamento delle nostre carte di pagamento elettroniche o delle metropolitane, della distribuzione dell’acqua e dell’energia o i computer utilizzati nelle banche o negli aeroporti.

Che siamo al centro di interessi di paesi che non sono nostri alleati, ed hanno sistemi che negano tutti i valori della democrazia, lo dimostrano anche le notizie, finalmente rese note, sulla missione russa, in Italia, all’epoca della pandemia. Lo svolgimento di questa operazione, parola che in bocca al governo russo ormai genera legittima paura, è in parte stato reso pubblico, e anche solo questi dati non possono che preoccupare, ma mancano ancora molti tasselli per comprendere appieno la portata di un vero e proprio tentativo di infiltrazione, d’altra parte molti casi di spionaggio sono noti ed altri sono stati e sono sottaciuti.

“Taci, il nemico ti ascolta”, frase che decenni fa campeggiava su molti manifesti, non solo da noi, è un monito che dovrebbe essere ripreso mentre parliamo dei fatti nostri ed altrui nelle migliaia di esercizi commerciali aperti dai cinesi e che spesso sono “caselle postali” per gli uomini dell’intelligence della Repubblica popolare.

Recuperare, sottrarre password significa poter entrare nella posta, nella vita delle persone, dai filmini e dalle foto si individuano posizioni e realtà che a noi, in tempo di pace, non dicono nulla ma che sono invece siti che potrebbero subire un attentato terroristico od un’azione militare contraria alla nostra sicurezza, ci immortaliamo con alle spalle un sito sensibile o militare senza immaginare che quella foto può arrivare a migliaia di kilometri di distanza forse informazioni.

La guerra in Ucraina comporta anche per noi un’assunzione di nuove responsabilità, postare, senza pensare alle conseguenze, immagini di cose o persone può significare offrire informazioni pericolose e mettere a rischio la sicurezza.

Senza paranoie, ma con la capacità di comprendere che i tempi sono cambiati, attendiamo che l’Italia e l’Europa affidino i dati sensibili dei loro cittadini a uomini che dipendono e rispondono solo allo Stato e che i sistemi di controllo, telecamere e quanto altro, siano fabbricati nei paesi europei e perciò non possono trasmettere dati ed immagini ad altri Stati come la Repubblica popolare cinese dove è già in funzione un sistema di riconoscimento facciale integrato.

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