Attualità

Università e ricerca

Dott. Maurizio Cavallini - Medico chirurgo

La formazione rimane un nodo centrale nel sistema di sviluppo di un paese avanzato e in Italia l’offerta formativa è sempre stata molto alta con un livello di offerta didattica di alto profilo sin dai licei e poi negli Atenei, cosa questa che produce un gruppo di giovani italiani ben formati, adeguatamente preparati e sostenuti, come sempre nella tradizione italica, da molto entusiasmo, idee innovatrici e fantasia creativa. Anzitutto, soprattutto nell’ambito scientifico ci vorrebbe un cambio di marcia e una inversione di tendenza nelle regole di ammissione alle Università: non numero chiuso, non test di ammissione spesso ineseguibili e senza un senso logico, ma ammissione libera a tutti con vincoli poi meritocratici di avanzamento e di sgravio contributivo di iscrizione sulle tasse accademiche (chi non riesce a sostenere almeno il 70% degli esami previsti per quell’anno accademico non può proseguire nel percorso).

Una volta completato il ciclo è necessario investire sull’assorbimento universitario e tecnologico dei giovani formati per evitare che fuggano all’estero per realizzare le proprie linee di ricerca. Non è un caso che l’European Research Council (da una recente ricerca di Mondo Economico) su 327 progetti ne assegni ben 47 agli italiani ma solo 17 scelgono di condurre le proprie ricerche in Italia, fuggendo soprattutto in UK, Germania, Olanda, Francia e Stati Uniti. Ma i posti universitari spesso non solo non vengono banditi (l’Italia ha 9.000 dottorati di ricerca all’anno contro i 15.000 francesi e 28.000 tedeschi) ma risentono di pochi fondi per sopperire alle ricerche. In Italia infatti l’investimento annuo per cittadino in ricerca pubblica è di 150 euro contro i 250 francesi e 400 tedeschi. Sarebbe quindi importante che il Governo capisca questa esigenza di investimento di sapere e tecnologico perché esso è direttamente proporzionale non solo all’innalzamento del prestigio tricolore a livello internazionale, ma anche e soprattutto per permettere uno sviluppo tecnologico che faccia da motore allo sviluppo economico pubblico e privato che dovrebbe sempre più poter entrare con regole più semplici nel possibile sostentamento e finanziamento della ricerca che è e deve rimanere pubblica.

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