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Vaccini: la democrazia tutela i diritti

La contrapposizione politica ha trovato una nuova ulteriore forma di espressione nell’interpretazione della pandemia di questo terribile 2020. Gli schieramenti, sempre più distanti, sono espressione di un diverso approccio, sempre legittimo in quanto all’interno di uno stato democratico, nella interpretazione anche dei soli numeri relativi ai ricoveri e decessi.

Il fronte negazionista contesta non solo i numeri ma gli stessi fattori in base ai quali questi vengano calcolati e, in prossimità di una possibile vaccinazione di massa, lo scontro paradossalmente assume forme ancora più estreme ma soprattutto pericolose.

La dialettica sempre più accesa ed imbarazzate riguarda l’obbligatorietà o meno della vaccinazione e le possibili implicazioni civili e sociali relative alla scelta. Un primario dell’ospedale di Bergamo è arrivato persino a suggerire che chi non si sottoponesse alla vaccinazione non avrebbe diritto ad essere curato e tanto meno ospedalizzato. Ulteriore dimostrazione della inesistenza di una  proprietà transitiva per la quale un buon medico possa diventare automaticamente un esperto di diritti civili.

In linea con questo con questa visione il magistrato Guariniello ha addirittura avanzato l’ipotesi secondo la quale un dipendente possa essere licenziato qualora non risultasse vaccinato.

Mentre si potrebbe anche comprendere l’ignoranza nella definizione di un diritto da parte di un medico certamente è molto meno giustificabile quando questa posizione etica venga espressa da un magistrato. Entrambi espressione di una  folle posizione pseudoetica nella quale la libertà dell’individuo viene sacrificata il nome della ragione di Stato .

Si ricorda  a questi personaggi pericolosi per la democrazia quanto ai partiti che li sostengono che “inserire come pregiudiziale per l’ottenimento di un diritto (tutela alla salute) la valutazione  di un comportamento che dovrebbe risultare conforme ad un protocollo adottato” altro non rappresenta che la versione di uno stato etico socialista 4.0 contemporaneo molto distante da ogni forma di democrazia.

Si può solo avere pietà per chi sostiene questa pregiudiziale come valutazione di un  comportamento in base ad un protocollo al fine di ottenere il riconoscimento di un diritto.

Un diritto, qualsiasi esso sia, quindi ancora di più se relativo alla salute, risulta tale solo se viene  garantito a tutti indipendentemente dall’appartenenza ad un qualsiasi ceto politico, sociale, religioso o ancora peggio alla congruità di un comportamento ad un protocollo.

Questa peculiarità  della democrazia per propria definizione supporta ma addirittura tutela ogni espressione del pensiero, anche se antisistema, come quelle espresse dal primario di Bergamo e dal magistrato Guariniello.

Contemporaneamente tutto quello che non preveda la tutela di ogni diritto, quindi anche della salute, esula in modo assoluto dalla democrazia stessa.

Sembra incredibile come una opportunità offerta dalla vaccinazione di massa possa per le sue modalità mettere in crisi l’essenza stessa della democrazia italiana.

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