Costume e Società

Come funziona il contact tracing di Apple e Google per il coronavirus

Con il rilascio dell’interfaccia di applicazione (API), Apple e Google hanno completato il loro lavoro dando ai governi dei 22 paesi che adotteranno la loro soluzione gli strumenti per costruire le applicazioni di contact tracing, come Immuni per l’Italia. L’aggiornamento per i cellulari sarà disponibile a breve, ma senza app sarà pressocché inutile. Ecco le linee guida per le app e quelle che i due giganti californiani hanno dato ai governi su software e privacy.

Quando anche le app nazionali saranno pronte e scaricabili, una volta lanciate sullo smartphone il sistema operativo ci chiederà se vogliamo attivare o meno il ‘Covid-19 Exposure notification’. Questa sarà un’opzione da attivare, come si attiva ad esempio la connessione dati o la connessione Wi-Fi dal proprio cellulare. Una volta attivata l”Exposure notification’, il nostro smartphone comincerà a scambiare via Bluetooth i propri codici (anonimi e casuali) con gli altri smartphone che avranno scaricato l’app di contact tracing.

Se si scopre di essere stati contagiati da Covid-19 l’app dovrà chiedere l’autorizzazione condividere l’informazione in modo anonimo con le persone con cui sa che siamo entrati in contatto prolungato nei 14 giorni precedenti. La certezza del contagio sarà data da un identificativo del test, accompagnato dalla data. A quel punto l’applicazione ci chiederà conferma che siamo sicuri di voler inviare il risultato in modo anonimo alle persone potenzialmente contagiate da noi.

Sullo smartphone delle persone con cui il contagiato è entrato in contatto comparirà un banner di notifica: “Possibile esposizione al Covid-19”. Aprendola avremo informazioni su chi ha certificato il contagio della persona con cui siamo entrati in contatto, e la data del contatto. Il compito di Google e Apple finisce qui. Il resto spetta alle autorità sanitarie locali. Al momento non si hanno indicazioni su quello che dovrà fare un utente che riceverà’ la notifica di esposizione a un contagiato, se dovrà autodenunciarsi, chiedere un tampone o mettersi in autoquarantena. Ma chiarire queste questioni non spetta di certo alle due big tech.

Nelle indicazioni ai governi, i due colossi californiani chiariscono innanzitutto che il loro modello è finalizzato solo alla costruzione di app di contact tracing create con il permesso di un’autorità sanitaria pubblica, e che il sistema di tracciamento creato sarà inderogabilmente disabilitato appena finirà la pandemia da coronavirus. Non solo, tra le condizioni per l’utilizzo del sistema di tracciamento c’è anche che le applicazioni devono chiedere il consenso degli utenti prima che le app nazionali possano utilizzare il sistema di ‘Exposure Notification’, e che dovranno chiedere agli utenti il consenso prima di condividere l’eventuale positività al test con le autorità sanitarie.

L’app inoltre dovrà rispettare i criteri di privacy e crittografia dati stabiliti dai due colossi americani e raccogliere quindi solo la quantità minima di dati necessari per il tracciamento dei contagi da Covid-19, e che ogni altra finalità non sarà consentita. Non sarà ammessa inoltre in alcun modo la geolocalizzazione e l’uso delle interfacce di applicazione di Google e Apple sarà utilizzabile solo per un’app per nazione.

 

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