Costume e Società

Culture orientali e occidentali

Giovanni G. Bellani – Zoologo e Museologo

Pubblichiamo di seguito un articolo del dott. Dott. Giovanni Bellani scritto per Rivista Natura (www.rivistanatura.com) il 10 maggio 2020

Ogni civiltà, ogni cultura ha evoluto le proprie conoscenze e tradizioni in base alle condizioni geografiche e ambientali in cui si è sviluppata; così ogni popolo presenta caratteristiche proprie, sia per quanto riguarda la gastronomia e le abitudini culinarie, sia nella concezione del rapporto con gli animali selvatici che lo circondano e dei quali spesso si nutre.

Non voglio, quindi, giudicare e tantomeno condannare la legislazione di una nazione che, come la Cina, in pochi decenni è passata da un dominio imperiale millenario che governava attraverso una struttura di tipo feudale e con un’economia agricola poverissima, fino a diventare una Repubblica popolare con la crescita economica più rapida al mondo.

Anche noi, Paesi occidentali, abbiamo le nostre colpe nei riguardi dell’ambiente e degli animali selvatici; abbiamo distrutto gran parte del nostro territorio boschivo insieme ai grossi predatori che lo abitavano (orsi, lupi, linci, gatti selvatici, aquile e avvoltoi…).

Abbiamo abitudini gastronomiche specifiche; infatti, ci nutriamo delle carni dei suini che, per esempio nei Paesi musulmani, non vengono consumate, così come in altri Paesi non si producono insaccati, poiché vengono schifati così come avviene per rane e lumache, animali il cui consumo non è condiviso da tutti. Abbiamo maltratto per secoli le oche, ingozzandole in modo innaturale per ottenere il fegato grasso (fois gras), uccidiamo tori torturandoli per far spettacolo nelle corride (considerate in Spagna “patrimonio culturale”) e, per quanto riguarda i gatti, le dicerie sui vicentini la dicono lunga. Per non parlare poi di certe grappe molto apprezzate perché in esse vengono annegate vipere vive che poi restano sul fondo alla bottiglia.

I nostri allevamenti intensivi di bovini, suini e avicoli fino a qualche anno fa  erano dei veri “lager”. Con l’attenuante del risparmio economico abbiamo nutrito i nostri bovini da carne con farine di origine animale a basso prezzo, dannose per il metabolismo fisiologico di questi erbivori ruminanti,  provocando l’insorgenza di un “prione”, una molecola che provocava una malattia nervosa detta “mucca pazza”, trasmissibile anche all’uomo; nel 2001 il mercato delle carni bovine ebbe un tracollo con enormi danni economici e per anni sparì dalle nostre tavole la famosa “costata fiorentina” ottenuta dai bovini di razza “Chianina” il cui allevamento è andato quasi perduto.

Se analizziamo tutti i fenomeni finora riportati, possiamo concludere che allevare e consumare animali detenuti secondo norme igienico-sanitarie deplorevoli, e quindi rischiose, con conseguenti maltrattamenti al limite della tortura, è molto pericoloso anche per la nostra stessa salute.

Una potenziale soluzione che ci potrebbe guidare fuori dei pericoli di prossime epidemie potrebbe essere l’applicazione anche sui mercati orientali di alcune normative:

Controllare ininterrottamente ed assiduamente che sui mercati non vegano vendute specie in via di estinzione che compaiono nella Red List IUCN e nella Convezione CITES

Vietare il commercio di specie selvatiche catturate nell’ambiente naturale senza che prima vengano fatti controlli veterinari e opportuni periodi di quarantena.

Controllare che le modalità di allevamento e di esposizione sui mercati di animali vivi, siano compatibili con le normative dettate dalle disposizioni per il “Benessere animale” che si basa sulle “5 libertà”

L’applicazione delle Cinque libertà forse ci salverà dal pericolo di prossime epidemie

A mio parere, una delle normative di enorme valore etico che l’Unione Europea abbia mai adottato all’interno della Politica Agricola Comunitaria si riferisce al riconoscimento del Benessere animale come diritto che si basa sulle “5 Libertà”:

  • Prima libertà: dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione garantendo all’animale l’accesso ad acqua fresca e ad una dieta che lo mantenga in piena salute
  • Seconda libertà: di avere un ambiente fisico adeguato dando all’animale un ambiente che includa riparo e una comoda area di riposo
  • Terza libertà: dal dolore, dalle ferite, dalle malattie prevenendole o diagnosticandole/trattandole rapidamente
  • Quarta libertà: di manifestare le proprie caratteristiche comportamentali specie-specifiche fornendo all’animale spazio sufficiente, strutture adeguate e, se è il caso anche la compagnia di animali della propria specie (specialmente per i Primati)
  • Quinta libertà: dalla paura e dal disagio assicurando all’animale condizioni e cura che non comportino sofferenza psicologica.

Oggi in Europa abbiamo molte università che presentano facoltà, specialmente di Veterinaria, in cui vi sono corsi specializzati in Benessere animale.

Secondo un sondaggio del WWF internazionale, il 90% dei cinesi intervistati nel Sud del Paese, è contrario ai wet market se non regolamentati.

Quindi la situazione dei wet market e delle fattorie dove si allevano animali selvatici in Cina potrebbe molto migliorare se il governo di questa nazione decidesse di accettare tali normative e impiegando risorse economiche per istituire Organi di controllo intensivi e funzionanti, con personale specializzato ed efficiente in grado di farle rispettare non solo su tutto il territorio ma specialmente nei mercati per il commercio di animali vivi e/o selvatici.

Migliorerebbe l’opportunità di tenere sotto controllo l’insorgenza di nuove forme virali avendone individuato l’ospite originale e potendo così risalire con certezza all’ospite (o agli ospiti) intermedi.

Ma se dopo la catastrofe pandemica provocata dal COVID-19 nulla cambierà, avremo perso l’occasione per vincere un’importante battaglia etica per i diritti degli animali e al contempo per utilizzare un’arma assai efficiente per contrastare in modo tutto sommato semplice, anche se per certi versi rivoluzionario, l’insorgenza di ulteriori epidemie.

Se così non sarà «Cominciamo ad occuparci della prossima pandemia», come dice il biologo americano Jared M. Diamond, Premio Pulitzer 1998 e grande sostenitore della chiusura dei wet market così come vengono attualmente gestiti.

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