Costume e Società

Il dolore e l’attesa del ritorno nelle testimonianze delle donne degli Internati Militari Italiani

Un libro di Silvia Pascale e Orlando Materassi racconta le storie delle protagoniste di una triste pagina della nostra Storia

“Per Teresa e Angiolina. Alle donne. Ai pianti e alle sofferenze. All’attesa e al coraggio”. Inizia con una dedica il libro Gli Internati Militari Italiani. Testimonianze di donne, (Ciesse Edizioni) scritto dalla docente e storica Silvia Pascale e Orlando Materassi, presidente nazionale Anei, Associazione Nazionale ex Internati, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico del progetto “Gli Internati Militari Italiani”.

In perenne attesa, tra lacrime e paura, speranza e lotta, protagoniste silenziose e dimenticate dalla Storia: sono le donne, mogli, madri, promesse spose, sole e sotto le bombe, senza i loro uomini lontani per la guerra sulle quali, per la prima volta, sono puntati i riflettori.

Il nastro si riavvolge e ci riporta a ottant’anni fa, in quei venti mesi che cambiarono la Storia e le storie di molti e in tante combatterono una guerra in silenzio, dietro le quinte, ma non per questo meno dolorosa. Attraverso i diari, le lettere, il vissuto delle donne degli internati i due autori non solo rendono omaggio e giustizia alle loro vicende, passate in secondo piano – se non dimenticate -, ma ci restituiscono la trama di un racconto intimo che ha pari dignità e sofferenza di quello vissuto da chi sul campo la guerra l’ha combattuta con le armi e con il sacrificio della propria vita.

All’indomani del conflitto nessuno o quasi si è chiesto qual è stato il ruolo di queste donne, qual è stato il significato della loro attesa, se la loro silenziosa presenza avesse o meno forma di Resistenza. Nelle nostre famiglie dopo la guerra, non si parlava quasi mai di quel periodo, a tavola (il momento in cui la famiglia si riuniva) non era un argomento di conversazione. I civili pagarono un tributo altissimo alla guerra, le donne in particolare”. E’ un estratto del libro dal quale traspare tutto il pudore che ruotava attorno a quelle storie di donne, un pudore che sappiamo comune a tanti che per anni decisero di tenere nascosti i ‘ricordi’ di guerra. “Dopo l’8 Settembre 1943, non solo mamma Teresa e la promessa sposa di Elio Materassi, Angiolina, ma anche nonna Concetta da San Severo (Foggia), che pianse fino all’ultimo suo giorno di vita quel figlio, Vincenzo Villani, matricola 117853 dello Stalag VII A, mai tornato tra i 650mila Imi e diventato Milite Ignoto. E poi Gigliola, Mariuccia, Gemma, gli Angeli di Pescantina, Olga…”. Storie simili tra di loro eppure uniche, perché unico è il dolore che ciascuno riesce a provare davanti alla perdita e all’idea del non ritorno.

Ciascuna cercava di avere notizie come poteva, la guerra, i bombardamenti, la fame, il dolore, la carenza di comunicazioni rendevano il loro vivere duro ma non per questo si abbatterono. Donne di altri tempi, si direbbe oggi, con la forza e la tempra che solo le difficoltà riescono a plasmare, capaci di aspettare,amare e trasmettere a figlie e nipoti l’eredità di una battaglia silenziosa e appassionata affinché quella storia non andasse perduta. Un filo rosso tra Internati Militari Italiani e figli o nipoti che è stato rappresentato dalle donne della famiglia in maniera estremamente silenziosa, un passaggio di testimone, in parte implicito in parte esplicito, delle sofferenze e dei ricordi degli uomini internati.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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