Costume e Società

La Dott.ssa Laurie Marker fa un appello allo stop del traffico illecito di ghepardi mentre si occupa dei cuccioli confiscati in Somaliland

Riceviamo dal Cheetah Conservation Fund un comunicato stampa con alcune dichiarazioni della dott.ssa Laurie Marker sulla piaga del traffico illecito di ghepardi. Lo pubblichiamo con piacere perché l’attenzione del Patto Sociale è da sempre rivolta alle problematiche legate alla difesa degli animali, soprattutto quelli a rischio di estinzione, e alla salvaguardia del pianeta e della sua biodiversità. Un allarme che è stato lanciato lo scorso 10 settembre da Cristiana Muscardini, proprio da queste colonne (https://www.ilpattosociale.it/2019/09/10/per-salvare-luomo-salvare-lecosistema/). 

HARGEISA, Somaliland (7 Sett. 2018) – La Dr. Laurie Marker, Fondatrice e Direttore Esecutivo del  Cheetah Conservation Fund (CCF), ha rilasciato la seguente dichiarazione dalla sua camera di albergo ad Hargeisa, dove sta fornendo le cure necessarie 24 ore su 24 ad un  cucciolo gravemente malnutrito e disidratato. Insieme ai fratelli, il cucciolo è stato tolto alla madre in una regione remota del Paese, e trattenuto dagli abitanti del villaggio per rappresaglia contro attacchi di predatori sul bestiame.

Inoltre, la dr. Marker sta monitorando lo stato di salute di sei cuccioli di ghepardo confiscati ai bracconieri lo scorso 5 agosto vicino alla città portuale di Berbera. I cuccioli hanno un’età che varia tra i 3 e i 7 mesi di età e vengono temporaneamente accolti in un rifugio. Sono tutti in condizioni pessime. In collaborazione con il Ministero per lo Sviluppo e l’Ambiente del Somaliland, la dr. Marker è partita dalla Namibia per fornire le cure urgenti di pronto soccorso veterinario agli animali.

Il bracconaggio e il traffico illegale di ghepardi nell’Africa  Orientale deve essere interrotto, deve finire oggi. Le popolazioni selvatiche di ghepardi in Etiopia, Somalia e nel Kenya settentrionale  sono già decimate, e la specie è a rischio di estinzione a livello locale. Come la maggior parte delle popolazioni restanti in Africa, i ghepardi dell’Africa Orientale devono già affrontare diverse minacce, incluso il conflitto umani/fauna selvatica, la perdita di habitat  e di prede, la frammentazione, e la mancanza di diversità genetica. Prelevare in natura i cuccioli sia per rappresaglia che a causa della percezione di una minaccia,  sia per commerciare illegalmente in animali da compagnia destinati al Medio Oriente, porterà solo alla scomparsa di questa specie. Togliere questi piccoli alla madre quando hanno poche settimane di vita è semplicemente crudele. Spezza il cuore tenere tra le mani un piccolo essere indifeso mentre  lotta per respirare. Io lo so, perché è ciò che mi è accaduto questa settimana quando è morto un cucciolo nonostante i miei ripetuti tentativi di rianimarlo. Ho anche chiamato un medico  perché gli somministrasse l’ossigeno, ma è stato tutto inutile. I cuccioli di questa età sono estremamente delicati, e non sappiamo per quanto tempo siano stati privati di  cibo e acqua. Nonostante le probabilità siano minime, lotteremo fino alla fine per salvare almeno il secondo cucciolo. E continueremo ad aiutare i nostri partner del Somaliland ad affrontare la piaga del bracconaggio di ghepardi e del traffico illecito fino ad eradicarlo completamente.”

Il CCF opera per contrastare il bracconaggio ed il commercio illecito fin dal 2005. Nel 2011, il CCF ha iniziato a costruire una rete  in Somaliland, creando rapporti di cooperazione con le autorità del  governo locale.Da allora ha prestato   la propria assistenza durante i sequestri, le cure e i collocamenti di 49 ghepardi. Il 28 agosto scorso, è stata segnata una vittoria in Somaliland, quando per la prima volta due persone accusate di contrabbando sono state condannate e a tre anni di prigione ed a una sanzione di 300$ US.  – La prima incarcerazione per traffico illegale di ghepardi  in Somaliland.

CONTATTI CON I MEDIA :

Susan Yannetti, 202-716-7756  –  susan@cheetah.org

 

Informazioni Preliminari: Il traffico illegale di ghepardi: dal Corno d’Africa alla Penisola Arabica

Il Somaliland si è autoproclamato regione autonoma della Somalia dal 1991. E’ anche diventato la rotta principale di transito dei ghepardi esportati clandestinamente dall’Africa Orientale. Tuttavia, non essendo  riconosciuta come nazione a livello internazionale, non è Parte della Convenzione sul Commercio Internazionale di specie a rischio estinzione (CITES), il che impedisce un riconoscimento ufficiale dei traffici illegali di fauna selvatica che avvengono nel Paese.

Dal 2005 a questa parte, Il Vicedirettore per le Comunicazioni Strategiche e il traffico illegale di fauna selvatica del CCF, Patricia Tricorache, ha compilato la base dati più completa a livello mondiale relativamente ai ghepardi, e continua ad operare per richiamare l’attenzione delle autorità governative e della stessa CITES su tale fenomeno.

In tutto il territorio africano restano meno di 7500 ghepardi allo stato brado, mentre un secolo fa ce n’erano 100.000

Questo calo cosi’ veloce costituisce per  i ghepardi un grande rischio di estinzione. Poiché l’80% dei ghepardi vive al di fuori dalle aree protette,  sono molto più a contatto con gli esseri umani, esacerbandone così i conflitti,  rendendoli facili obiettivi per i bracconieri.

La ricerca del CCF ha evidenziato che ogni anno, almeno 300 cuccioli vengono contrabbandati verso la Penisola Arabica per essere venduti sul mercato nero degli animali esotici da compagnia. Di solito arrivano dal Corno d’Africa attraverso lo Yemen, e moltissimi cuccioli muoiono persino prima di essere trasportati. Per una specie con popolazioni esigue, le perdite del commercio illegale costituiscono una reale minaccia di estinzione.

Nelle aree più colpite dal commercio illegale di ghepardi nel Corno d’Africa, i ghepardi selvatici adulti sono stimati intorno ai  300 esemplari, soprattutto in Etiopia e nel Kenya settentrionale (i dati sulle popolazioni di Somalia e Somaliland non sono  disponibili).

I cuccioli vengono catturati mentre la madre sta cacciando, e una volta allontanati cosi’ giovani dalla madre, non saranno in grado di ritornare in natura, non avendo appreso dalla madre l’arte della caccia necessaria per la sopravvivenza. I cuccioli catturati solitamente non superano i tre mesi di vita, a causa di patologie e malnutrizione. Se sopravvivono, il più delle volte non superano i due anni di età, per gli stessi motivi.

Perché ci si dedica al bracconaggio? Gli animali vivi sono  gli status symbol più richiesti negli Stati del Golfo. Si stima che circa 1000 ghepardi sono stati tenuti in case e residenze in Arabia Saudita, Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar in momenti diversi, pagati migliaia di dollari e sopravvivendo raramente in età adulta. Le prove evidenziano l’origine   illecita di questi ghepardi, sempre originate dalle  nazioni del Corno d’Africa .

Pur non giustificando che si tengano in cattività animali selvatici, il CCF ha più volte fatto visita negli Emirati Arabi Uniti per sensibilizzare sul problema, fornendo ai veterinari e al personale addetto degli zoo locali  corsi di formazione  sulle cure da somministrare ai ghepardi. Nel dicembre del 2016, gli EAU hanno promulgato una legge che vieta la proprietà privata di animali esotici e pericolosi.

Il CCF e i partner associati hanno trasferito i ghepardi confiscati in Somaliland in strutture di recupero in Etiopia e Gibuti. Dal 2016, il governo del Somaliland ha stabilito che i ghepardi confiscati nel Paese, devono rimanere all’interno di quest’ultimo. Per dare un rifugio sicuro e  cure adeguate ai cuccioli,  il CCF ha avviato una  raccolta di fondi di solidarietà a livello locale ed internazionale. Anche se attualmente tutti i ghepardi si trovano in un rifugio sicuro in mancanza di una struttura permanente, i ghepardi vengono accuditi tutti al meglio, con grande impegno e cure adeguate. Nell’aprile del 2017, il CCF ha avviato un partenariato con IFAW ( International Fund for Animal Welfare), che ha fornito le risorse necessarie a fornire cure ai ghepardi per un anno intero. Sono giunte anche sovvenzioni da SeaWorld & Busch Gardens Conservation Fund and donazioni di farmaci dallo Zoo di   Columbus, unitamente al sostegno finanziario fornito dal partner tedesco del CCF, Aktionsgemeinschaft Artenschutz (AGA)  e dal  CCF UK. Tuttavia è imperativo trovare soluzioni a lungo termine.

(Trad. Betty von Hoenning©)

 

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