Costume e Società

Un’anima fresca e integra

Dimenticata o ignota ai più, ma a cui dobbiamo tutti molto

All’inizio degli anni ’80, una giovane nutrizionista inglese di nome Caroline Walker cercò di risvegliare il popolo britannico sui pericoli e i veleni dell’industria alimentare.

Caroline è nata nell’Hampshire nel 1950 e nel 1972 ha conseguito una laurea in biologia presso il Queen Elizabeth College e poco dopo ha iniziato un corso post-laurea in Nutrizione umana. Durante i suoi studi maturò la consapevolezza che il più grande scandalo nel suo Paese, e non solo, fosse il cibo malsano e contraffatto e tanto studiò che nel 1984 pubblicò un libro, divenuto un bestseller, intitolato The Food Scandal.

Dalle poche fotografie in rete, Caroline era una donna minuta e con un ampio sorriso. Tenne molte conferenze, interviste e dibattiti non perdendo mai occasione per denunciare pubblicamente le contraffazioni alimentari. “La limonata non contiene limone” era una delle frasi di denuncia con le quali introduceva i suoi discorsi, come “I consumatori devono sapere che ciò che stanno mangiando non è cibo, ma chimica”.

Poco più che trentenne si schierò coraggiosamente anche contro la pubblicità della potentissima industria alimentare tutta rivolta, a suo parere, a convincere le casalinghe del ceto medio sulla “bontà” dei loro prodotti. Durante i suoi incontri pubblici, Caroline era solita portare con sé sacchi di alimenti confezionati per rivelarne gli ingredienti. Una volta, un noto giornalista, intervenne chiedendole: “Ma dove ha preso questa robaccia?”. E lei rispose, sorridendo, “Dove pensa che l’abbia presa? Nel supermercato vicino casa!”.

Nel 1986 tenne una conferenza sugli additivi chimici al Dorchester Hotel di Londra. Il suo pubblico era composto da rappresentanti dell’industria alimentare, nutrizionisti e giornalisti. Dalla sua borsa tirò fuori una bevanda di colore blu chiamata Mixed Fruit Tropic Ora, e chiese se qualcuno avrebbe voluto assaggiarla. Non un singolo rappresentante dell’industria alimentare volle farlo. Il solo che accettò la proposta fu un noto food influencer dell’epoca, Paul Levy, che dichiarò che quella fosse la peggiore bevanda che avesse mai provato. Appassionata anche di storia, Caroline ha spesso espresso la sua ammirazione per il lavoro del chimico e farmacista Frederick Accum (https://www.ilpattosociale.it/2019/11/25/libero-furbo-in-libero-fessaio). Come Accum, Caroline vide l’adulterazione come una conseguenza dell’industrializzazione, unita a un’etica politica eccessivamente permissiva. Tuttavia vide una differenza importante tra la battaglia di Accum nel diciannovesimo secolo e le sue nel ventesimo. Accum, infatti, aveva denunciato frodi alimentari illegali, mentre la sua missione era quella di denunciare inganni contro i consumatori da parte dell’industria alimentare che non infrangeva alcuna legge: tanto da definirla una “frode legale verso i consumatori“. Era perfettamente legale, infatti, vendere un “Raspberry Flavor Trifle” (un dolce al gusto di lampone) che non conteneva alcuna traccia di vero lampone.

Caroline sapeva che il Ministero dell’Agricoltura era allineato nel difendere tali aberrazioni favorito dalla ormai comune “indotta” opinione che “il cibo è parte integrante del godimento della vita e che l’occasionale consumo di un dolce al gusto di lampone, anche se senza lampone, non avrebbe mai fatto del male a nessuno”. Ovviamente, Caroline non era d’accordo e insisteva sulla “mostruosità” che questi alimenti venivano rapidamente visti e pubblicizzati dalla popolazione come cibo “normale” diventando la regola piuttosto che l’eccezione. Additivi, coloranti etc erano e sono più economici dei cibi veri e Caroline aveva ben intuito come il junk food (il cibo spazzatura, oggi imperante) stava per invadere le case di tutto il Mondo e stava per far ammalare milioni di persone. “Perché produttori senza scrupoli possono essere autorizzati dallo Stato a ingannare la gente in questo modo?”. “Cambiamo le leggi!”. “Boicottiamo questi veleni!”. Ripeteva ad ogni suo incontro. Carolin Walker sperava tanto di poter continuare a dare il suo contributo affinché tutto ciò cambiasse in meglio ma, purtroppo, non ne ha avuto la possibilità. Morì nel 1988, a soli trentotto anni di un cancro al colon (come altre centinaia di migliaia di persone in questi anni[1]). Come Accum, 160 anni prima, Caroline comprese che l’arma migliore contro l’adulterazione è la conoscenza della chimica, delle leggi e, non da meno, l’amore per gli indifesi e la natura. Una volta, ad un politico che dopo aver assaggiato uno dei cibi spazzatura che lei portava con sé e che le disse: “E’ disgustoso. Io questa robaccia non l’ho mai mangiata” lei rispose, gentilmente: “Lei no. Ma molta gente del suo Paese lo fa”. Questa giovane e coraggiosa ragazza, da vera pioniera, consigliava di evitare gli zuccheri raffinati e di sostituirli con lo zucchero della frutta vera; di evitare grassi idrogenati e di sostituirli con oli di girasole, di oliva o di noci; di evitare bevande analcoliche industriali e di bere invece veri succhi di frutta fatti in casa; di mangiare meno cibi salati ed introdurre più verdure; di mangiare sgombri e sardine invece di carni di allevamento. Nel sito della fondazione che porta il suo nome, è descritta come “una lottatrice impavida ed efficace che credeva appassionatamente nel miglioramento della salute pubblica attraverso il cibo di qualità” e della quale, il suo messaggio può essere cristallizzato in quattro semplici parole “Mangia cibo fresco e integro”. Fresco e integro come il suo spirito.

[1] https://www.thelancet.com/journals/langas/article/PIIS2468-1253(19)30345-0/fulltext

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