Europa

Debole altolà della Ue alla Turchia sul Mediterraneo

Una blacklist di soggetti da sanzionare, ma nessun embargo economico o militare. L’Europa lancia un nuovo avvertimento alla Turchia sulle perforazioni “illegali” nel Mediterraneo orientale, ma le misure contro Ankara restano blande e non toccano le forniture di armi.

Mentre i leader dell’Unione si riunivano per affrontare i nodi di un rapporto che per l’Alto rappresentante Josep Borrell “sotto alcuni punti di vista è peggiorato”, il presidente Recep Tayyip Erdogan assisteva a Baku da ospite d’onore alla passerella di truppe azere e turche per la “gloriosa vittoria” in Nagorno-Karabakh, offrendo una rappresentazione plastica della distanza sempre maggiore con Bruxelles. Ma la Turchia riesce comunque a schivare le misure più pesanti, richieste dagli avversari diretti nel Mediterraneo, Grecia e Cipro, con l’appoggio dei falchi, Francia e Austria. Le decisioni vanno però approvate all’unanimità e su quelle più dure – embargo di armi e sanzioni economiche a interi comparti – manca un pieno consenso. A frenarle è stata la presidenza tedesca di turno, ma anche l’Italia e Paesi dell’est come Polonia e Ungheria.

Sul dossier turco, il premier Giuseppe Conte aveva chiesto all’Europa di parlare con “una sola voce”, evitando però di provocare “una rapida escalation” e un maggiore isolamento di Ankara. Nella bozza di accordo, il Consiglio europeo ha quindi previsto una lista nera di soggetti e compagnie turchi, da aggiungere alle due persone fisiche già colpite dal blocco dei visti e dal congelamento dei beni. Resta comunque la minaccia di ulteriori misure punitive, se lo scontro dovesse proseguire.

Del resto, sono forti le preoccupazioni anche per le possibili ricadute sugli equilibri interni alla Nato, come ha sottolineato il segretario generale Jens Stoltenberg. Per questo, l’Ue punta a “un coordinamento con gli Stati Uniti”, che a loro volta, forse già nei prossimi giorni e senza aspettare l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, potrebbero dare il via libera a sanzioni per l’acquisto dei missili russi S-400.

Da Baku, intanto, Erdogan è tornato a lanciare proclami bellicosi. “Il fatto che l’Azerbaigian abbia liberato le sue terre dall’occupazione dell’Armenia non significa che la lotta sia finita”, ha avvisato il leader di Ankara dopo aver visto sfilare tremila soldati insieme ai droni turchi Bayraktar, decisivi per l’esito di un conflitto in cui ha detto di scorgere “l’inizio di una nuova era”.

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