Europa

Diversità di vedute nella Ue sulla riduzione delle emissioni climalteranti

Le politiche sul clima tornano a dividere i leader europei. La linea di faglia è tra nuovi e vecchi Stati membri, il tema sono gli ultimi orientamenti da dare al pacchetto clima Ue. Ovvero, 12 proposte legislative che la Commissione metterà sul tavolo il prossimo 14 luglio per tradurre in impegni concreti i nuovi target Ue di riduzione delle emissioni al 2030 (-55% rispetto al 1990) e la neutralità climatica al 2050.

La discussione sul clima “una volta aperta è come il vaso di Pandora”, commenta una fonte Ue. La presidenza portoghese di turno ha quindi cercato finora di mantenere la discussione sul punto rimasto in sospeso in dicembre, ovvero il regolamento in base al quale si calcola per ciascun Paese lo ‘sforzo di riduzione’ (effort sharing) delle emissioni in agricoltura, nei trasporti e nell’edilizia, settori che rappresentano il 60% delle emissioni europee. I Paesi dell’Europa centro-orientale vogliono mantenere lo status quo: stessi criteri di ripartizione dello sforzo tra Paesi, stessi settori e target nazionali, come al momento prevedono le bozze delle conclusioni del vertice straordinario. Con le regole attuali, la Bulgaria non dovrebbe fare in pratica nessuno sforzo aggiuntivo, e quelli di Paesi come Ungheria e Polonia sarebbero contenuti nel 7%. Mentre gli Stati membri storici, Italia compresa, dovrebbero tutti mettere in cantiere tagli superiori al 30%, con immaginabili e importanti ripercussioni socio-economiche. Da qui la richiesta di alcuni Paesi fondatori di rivedere almeno i criteri di ripartizione.

Il rischio insito in questo confronto è che i Paesi dell’Est chiedano in cambio di riaprire la discussione sul fondo di modernizzazione per ottenere un aumento dei 14 miliardi di euro già loro destinati per affrontare i costi della transizione ecologica. Questo potrebbe portare a trattative estenuanti e in questo caso, avverte un’altra fonte Ue, “la parte delle conclusioni sul clima potrebbe anche essere stralciata”. E lo scontro, causato dalla grande diversità dei mix energetici dei Ventisette, solo rimandato.

Congelare il regolamento ‘effort sharing’ all’oggi serve ai Paesi centro orientali anche per arginare le ipotesi più radicali di riforma suggerite dalla Commissione. Come quella di dare un prezzo alle emissioni dei trasporti su gomma e degli edifici nel mercato del carbonio, l’Ets, che ora copre solo industria ed energia, e accorpare agricoltura e foreste. Una proposta che al momento piace esplicitamente solo a Germania e Danimarca mentre negli altri genera diffusi timori circa i costi sociali dovuti all’impatto che ciò potrebbe avere sull’aumento delle bollette dell’energia e del prezzo dei carburanti.

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