Europa

I Verdi tedeschi vogliono la cancelleria dopo Merkel

I Verdi tedeschi vogliono la cancelleria. E ai ribelli di un tempo, agli scapigliati che rivoluzionarono il look del Bundestag per migliorare il mondo, il leader ha chiesto di non aver paura del potere. “Macht

kommt von machen”, ha detto Robert Habeck, risalendo all’etimologia della parola tedesca: “Il potere significa poter fare”. Nel suo intervento al Parteitag virtuale, lo scrittore dello Schleswig-Holstein ha chiarito una volta per tutte che in gioco, l’anno prossimo, c’è la successione ad Angela Merkel. “Nel 2019 siamo cresciuti, nel 2020 siamo cresciuti come comunità. Il 2021 sarà l’anno in cui supereremo noi stessi”.

Via le felpe e i cappucci, che raccontano le origini sul Baltico, l’abito grigio dimostra l’intento di strappare proprio al centro quanti più voti possibile per dare un’altra spinta agli ecologisti: i consensi sono lievitati al 20% e il partito è stabilmente da tempo al secondo posto dopo aver sorpassato i socialdemocratici; ma l’Unione dei conservatori è al 36%, e per superarla bisogna fare di più. Habeck, in ogni caso, non ha attaccato la Cdu: il suo discorso ha anzi del tutto ignorato la concorrenza fra partiti, per concentrarsi sull’esigenza di spronare la truppa in vista della corsa. E per far questo le radici e il mare tornano, come metafore: “Abbiamo avuto il vento in poppa, poi lo abbiamo avuto contrario. Adesso dobbiamo remare…”.

Il comizio ha risentito molto del Covid: le parole sono state calate in un silenzio assordante, manca il calore della sala, mancavano gli applausi, perfino i fischi che una platea fisica di delegati avrebbe restituito all’oratore. E pure la scelta di leggere un testo sul gobbo elettronico ha penalizzato l’autenticità di un politico cresciuto molto in Germania negli ultimi anni, proprio perché fuori dallo stampo degli interpreti del ‘Verantwortungsträger’ (colui che esercita la responsabilità dell’azione pubblica) col fare controllato e noioso tipico della scena berlinese. Ma i contenuti sono stati quelli dell’idealista, sceso in campo con in testa una missione: “Il terreno comune della nostra società si è inaridito. Sono nate fenditure e sorte piccole placche. Su queste placche vivono gruppi di persone e gruppetti – ha detto -. Se piove forte, un terreno così secco non può accogliere tutta l’acqua. E così viene fuori una fossa, che divide il Paese in due metà”.

Anche a causa della grande prova della pandemia, si rischiano conflitti fra generazioni, città e campagna, fra i sessi, fra le maggioranze e le minoranze. “La base complessiva della nostra democrazia liberale viene portata via”. Dove porta tutto questo si vede anche nel controverso epilogo della presidenza di Donald Trump. E del resto in Germania la destra cerca di approfittare della situazione. “Noi però possiamo costruire un nuovo ‘noi’ – ha affermato Habeck -. Un ‘noi’ che litiga, ma sulla base di una realtà comune. Una società di molti, ma appunto, una società”. I Verdi hanno “questo compito”, ha concluso. Il fatto che non abbiano chiarito chi invieranno alla cancelleria, quando avranno vinto, è un po’ “sfrontato”, certo, e “va bene così”.

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