Europa

La Ue avvia la ratifica dell’accordo di libero commercio col Sud America

Il governo italiano “accoglie con favore l’inserimento di un pacchetto di salvaguardie aggiuntive a tutela degli agricoltori europei” nel testo finale dell’accordo tra Unione europea e Mercosur. Con queste parole l’esecutivo di Giorgia Meloni ha commentato la presentazione del testo finale dell’accordo tra l’Ue e il Mercato comune dell’America meridionale, la cui adozione ieri da parte della Commissione ha dato il via al processo di ratifica di un patto commerciale che riguarderà oltre 700 milioni di consumatori e 31 Paesi, creando l’area di libero scambio più grande al mondo. I passi successivi, ha stabilito la Commissione, prevedono il voto del Consiglio europeo sulla parte commerciale. Tuttavia, il percorso resta irto di ostacoli, nonostante l’inserimento del pacchetto di salvaguardie. Il Consiglio deve approvare il testo con maggioranza qualificata, ovvero con il sostegno di almeno 15 Stati membri rappresentanti il 65% della popolazione dell’Ue. Se poi l’accordo è considerato “misto” (cioè include competenze condivise tra Ue e Stati membri), è necessaria anche la ratifica da parte dei parlamenti nazionali di ciascuno Stato membro, il che potrebbe allungare i tempi e moltiplicare le resistenze.

La principale sfida è posta dai Paesi che hanno mostrato fin dall’inizio contrarietà al testo. Prima di tutto la Francia, che da mesi manifesta contrarietà su alcuni punti, e poi Ungheria e Polonia. Una minoranza di Paesi, come visto, potrebbe bastare ad arenare il processo di ratifica. L’Italia potrebbe giocare il ruolo di “ago della bilancia”, da una parte facendo leva su buone relazioni con i Paesi sudamericani, dall’altra riservandosi un appoggio condizionato all’accordo. Il governo Meloni, infatti, non ha assicurato il proprio sostegno a prescindere, ma ha promesso che “valuterà, anche attraverso il coinvolgimento delle rilevanti associazioni di categoria, l’efficacia delle garanzie aggiuntive previste e la conseguente possibilità di sostenere o meno l’approvazione finale dell’accordo Ue-Mercosur”, come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi.

Tra le salvaguardie aggiuntive incluse nell’ultimo testo ci sono un meccanismo di monitoraggio e intervento rapido in caso di perturbazioni nei prezzi, anche a livello di singolo Stato membro; il rafforzamento dei controlli fito-sanitari sulle merci in ingresso per assicurarne il pieno rispetto di standard e regolamentazioni Ue; l’impegno a prevedere compensazioni adeguate per le filiere agricole eventualmente danneggiate. Tutte misure, afferma Chigi, “attivamente chieste negli scorsi mesi dall’Italia”. Altre misure riguardano le quote per prodotti come la carne vaccina e le disposizioni per cui ognuna delle parti può sospendere il patto se l’altra non rispetta l’accordo sul clima di Parigi. La Commissione, da parte sua, ha assunto la responsabilità di “supervisionare attentamente il mercato dei prodotti più sensibili”, informando regolarmente (ad esempio ogni sei mesi) il Consiglio e il Parlamento affinché “tutte le istituzioni sappiano in tempo reale cosa succede nel mercato”. “Abbiamo creato un piano per rendere operative le misure di salvaguardia dal punto di vista giuridico per qualunque settore in cui vediamo un aumento improvviso o dannoso delle importazioni che potrebbe portare a un impatto negativo, in particolare per i produttori del settore agroalimentare”, ha affermato il portavoce della Commissione.

La Polonia è uno dei Paesi che promette di dar battaglia. Il vicepremier e ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha assicurato che il suo Paese “lotterà per formare una minoranza” che blocchi l’accordo. Le preoccupazioni, così come per la Francia, riguardano l’ingresso in Europa di prodotti sudamericani capaci di competere con la produzione interna. In varie occasioni il premier polacco Donald Tusk ha dichiarato che “non accetterà il testo” e il ministro dell’Agricoltura Stefan Krajewski ha segnalato che le quote previste “sono troppo alte”. Parigi ha assicurato che “analizzerà” le clausole di salvaguardia. “Occorrerà soprattutto che una clausola di salvaguardia possa essere azionata da un solo Paese e non da tanti” e “possa applicarsi in modo temporaneo e non definitivo”, ha affermato la portavoce dell’esecutivo transalpino, Sophie Primas.

Il blocco sudamericano ha espresso soddisfazione per l’avanzamento del testo finale, avendo più volte affermato che l’esito della conclusione dell’accordo è nelle mani di Bruxelles. Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, guida pro tempore del Mercosur, ha ribadito la sua intenzione di concludere l’accordo entro la fine del suo periodo di presidenza, cioè entro dicembre 2025. Anche il governo uruguaiano, tramite il ministro degli Esteri Mario Lubektin, ha espresso soddisfazione e auspicato che il testo concordato ieri sia il primo passo verso la conclusione del patto. In generale, l’accordo permetterà all’Unione europea di esportare automobili, macchinari industriali e bevande alcoliche in Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, facilitando a sua volta l’ingresso nel proprio mercato di carne, zucchero, riso, miele e soia sudamericani.

A pesare in Italia sono soprattutto le posizioni di Confagricoltura e Coldiretti. La prima auspica “spazi di miglioramento, soprattutto per i comparti più esposti: carni bovine, pollame, riso, mais e zucchero” e definisce l’accordo “ancora penalizzante per importanti produzioni europee e italiane in termini di concorrenza e sicurezza alimentare”. La necessità di “un principio di reciprocità che richieda ai produttori del Mercosur di rispettare gli stessi parametri ambientali, sanitari e sociali previsti per gli agricoltori europei”, ha evidenziato il presidente Massimiliano Giansanti, “è un elemento imprescindibile per le nostre imprese e il sistema agroalimentare, che non potrebbero competere con produttori esteri sottoposti a regole meno restrittive”.

Per Coldiretti, l’accordo con il Mercosur “è ancora insoddisfacente” e deve essere vincolato a “precise garanzie” sul rispetto del principio di reciprocità degli standard produttivi e su controlli puntuali su tutti i prodotti agroalimentari che entrano in Europa, “se non vogliamo mettere a rischio la salute dei consumatori e il futuro delle filiere agroalimentari”. Secondo il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, l’accordo può rappresentare un’opportunità per settori come l’industria, il vino e i formaggi, ma rischia di penalizzare altri comparti, dal riso alle carni rosse”. Lollobrigida ha osservato che “senza i nostri dubbi non ci sarebbe stata trattativa, con un ‘sì’ immediato avremmo avallato tutto mentre con un ‘no’ avremmo prodotto una minoranza di blocco. Invece abbiamo aperto la strada a un confronto vero grazie al lavoro del collega (ministro degli Esteri Antonio) Tajani, (del commissario europeo) Raffaele Fitto, della nostra diplomazia e soprattutto di Giorgia Meloni, hanno lavorato con equilibrio e fermezza. Ora il testo va letto con attenzione insieme alle associazioni agricole, che abbiamo sempre consultato prima di assumere ogni decisione”.

L’elemento più importante è la rimozione progressiva del 91% dei dazi, che secondo le stime della Commissione europea farebbe risparmiare 4 miliardi di euro. Senza contare la possibilità per le imprese europee di accedere agli appalti pubblici statali nei Paesi Mercosur. Oggi le importazioni dall’area sudamericana sono il 2,2% del totale in Europa (con un valore di 109 miliardi di euro) e sono in prevalenza prodotti agricoli, materie prime e minerali critici. In senso opposto l’Ue è il secondo partner del blocco sudamericano ed esporta soprattutto manifattura. Dal punto di vista europeo si prevede una maggiore crescita soprattutto nelle importazioni, anche grazie ai minori costi, con la fornitura ai consumatori europei di più prodotti con prezzi più bassi. La stima è che il commercio bilaterale possa incrementare fino al 68% soprattutto grazie alla riduzione dei dazi su auto (oggi al 35%), prodotti chimici (18% oggi), calzature in pelle (oggi 35%), ma anche alimenti come cioccolato e vino (oggi rispettivamente al 20% e 27%). Una delle carenze riguarda invece gli investimenti, che non sono un settore adeguatamente incluso nel trattato. Per questo, sottolineano gli esperti, il testo dovrebbe integrarsi con il programma di investimenti dell’Ue in America Latina lanciato quest’anno (Global Gateway).

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