Europa

La Ue impone sanzioni contro la Bielorussia ma salva Lukashenko

L’Unione europea sferra il colpo contro il regime bielorusso, ma solo a metà. Bruxelles, dopo un vertice straordinario dei 27 leader, ha raggiunto l’accordo, superando il veto di Cipro, e ha varato le sanzioni contro 40 funzionari di Minsk accusati a vario titolo di aver contribuito ai brogli elettorali e alla brutale repressione dei manifestanti pacifici che dal 9 agosto sono scesi in piazza per contestare il risultato delle elezioni presidenziali. Nella lista c’è un’assenza che pesa: quella del leader autoritario Alexander Lukashenko, alla guida del paese dal 1994. Tra i sanzionati figurano il ministro dell’Interno Yuri Khadzimuratavich, e i suoi viceministri, accusati della campagna di repressione e intimidazione contro i dissidenti e i giornalisti, oltre a funzionari della sicurezza, membri della commissione elettorale e al direttore del centro di detenzione di Minsk, Ivan Yurievich, “responsabile del trattamento inumano e degradante, compresa la tortura, dei cittadini detenuti in seguito alle elezioni presidenziali”. L’Unione europea spera che queste misure inducano Lukashenko a liberare i detenuti e a impegnarsi al dialogo inclusivo per trovare una via d’uscita pacifica alla crisi. Tuttavia, se Minsk deciderà di tirare dritto, restando sorda alle richieste del popolo bielorusso, Bruxelles è pronta ad alzare il tiro. “L’elenco delle persone prese di mira sarà sotto costante revisione e l’Ue è pronta a imporre ulteriori misure restrittive, se la situazione non migliorerà”, ha ammonito l’Alto rappresentate Ue Josep Borrell. Sulla stessa lunghezza d’onda gli Stati Uniti che hanno imposto sanzioni nei confronti di otto dirigenti bielorussi “in coordinamento con i nostri partner internazionali, il Regno Unito, il Canada e l’Unione europea, per dimostrare la solidarietà della comunità internazionale” e prendere posizione in favore del popolo bielorusso contro le azioni “fraudolente e violente” del governo. La reazione di Minsk è stata tutt’altro che conciliante. Il ministero degli Affari esteri bielorusso ha fatto sapere di essere al lavoro per preparare delle sanzioni reciproche contro l’Unione europea e ha minacciato l’interruzione dei rapporti diplomatici in caso di ulteriore inasprimento delle restrizioni. Una condanna è arrivata anche dal Cremlino, il più stretto alleato di Lukashenko, che ha bollato la mossa di Minsk come una “manifestazione di debolezza più che di forza”. Il portavoce Dmitry Peskov ha accolto invece con favore l’esclusione del leader autoritario dalla lista dei sanzionati, sottolineando che, se Bruxelles lo avesse attaccato direttamente si sarebbe persa qualsiasi speranza di arrivare a un accordo pacifico. La decisione dell’Ue è arrivata al termine del primo giorno di lavori del Consiglio europeo straordinario, dopo un lungo braccio di ferro con Cipro che ha accusato l’Unione di utilizzare un doppio standard di trattamento tra la Bielorussia e la Turchia, colpevole di aver avviato attività esplorative di gas e petrolio nel Mediterraneo orientale, in un tratto di mare su cui Atene e Nicosia rivendicano la sovranità territoriale e lo sfruttamento esclusivo delle risorse energetiche. Dopo una lunga cena tra i leader, Cipro ha ceduto, dando il via libera alle sanzioni contro Minsk e ottenendo in cambio una presa di posizione di Bruxelles contro Ankara, che però si è fermata più alle minacce verbali che ai fatti. “Le elezioni” in Bielorussia “non rispondono agli standard democratici. Vogliamo che ci sia un percorso chiaro e una rapida evoluzione verso elezioni libere e credibili”, è stata la richiesta avanzata dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, “Vogliamo che siano rispettati i diritti di chi protesta in maniera pacifica. Pretendiamo che le autorità prendano atto della situazione”. Intanto la cancelliera Angela Merkel ha fissato per martedì a Berlino un incontro con la leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya. Il principale argomento di discussione, ha fatto sapere la portavoce della cancelliera, sarà “la situazione nel paese dopo le elezioni presidenziali”.

Mostra altro

Articoli Correlati

Back to top button

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker