Europa

La Ue prepara un piano e stanzia oltre un miliardo per smistare gli afghani in arrivo

Aiuti umanitari all’Afghanistan e assistenza finanziaria ai Paesi della regione per i profughi: il piano dell’Ue per allontanare il fantasma di una nuova crisi migratoria è delineato, ma ora occorre mettere in piedi l’impalcatura, convincere Iran e Pakistan per ora riluttanti ad accogliere, e trovare il denaro necessario per ‘compact’ tagliati su misura. Accordi che comunque saranno sulla falsariga di quanto già fatto con la Turchia per i richiedenti asilo siriani, nel 2016. Sul tavolo ci sono almeno 1,1 miliardi di euro.

Le cifre note per il momento sono i 200 milioni di euro di aiuti umanitari annunciati dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla fine di agosto, che dovranno affluire attraverso le organizzazioni non governative ed il sistema delle Nazioni Unite. Ma a questi si aggiungono almeno 600 milioni di euro per l’Afghanistan, accantonati ad inizio anno sotto Ndici, lo strumento per il finanziamento delle politiche di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale, per il periodo 2021-2025. Risorse che ora si pensa di ridistribuire in modo massiccio ai Paesi del vicinato per aumentare le capacità di accoglienza, passando da un approccio bilaterale Ue-Afghanistan ad una strategia regionale che includa Pakistan e Iran, ma con l’aggiunta di ulteriori aiuti, ancora tutti da quantificare. Anche perché il 10% dei 79,5 miliardi di Ndici è riservato alla priorità della gestione delle migrazioni, e proprio da qui dovrà arrivare anche buona parte dei 3,5 miliardi per rinnovare l’intesa con Ankara sui richiedenti asilo. Al conto si potrebbero poi aggiungere i 300 milioni di euro per i 30mila reinsediamenti di profughi che Bruxelles conta di fare fino al 2022, totalizzando così fino ad 1,1 miliardi di euro. Ma anche nel caso dei 300 milioni occorre ricordare che la cifra è generale, non dedicata nello specifico ai profughi afghani, e anche in questo caso destinata probabilmente a lievitare.

Riuniti il 31 agosto dalla commissaria europea agli Interni, Ylva Johansson per discutere della questione dei rifugiati e dei fuggitivi afghani, i ministri degli Interni dei 27 Paesi dell’Ue hanno convenuto, come ha spiegato la stessa commissaria, che occorre ” evitare una crisi umanitaria per evitare una crisi migratoria: dobbiamo aiutare gli afghani in Afghanistan. Ci sono persone sfollate internamente che hanno cominciato già a rientrare nelle proprie case”. Della questione, la commissaria ha parlato anche col segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e col segretario americano alla Sicurezza interna, Alejandro Mayorkas. “L’Un Women sostiene ad esempio case sicure per le donne, ci sono tante cose che noi possiamo sostenere in Afghanistan e dovremmo farlo. Così come dobbiamo sostenere i Paesi confinanti che finora non hanno visto grandi movimenti di afghani ma questo potrebbe cambiare”, ha detto ancora la Johansson. “Dobbiamo anche dare protezione alle persone che hanno immediato bisogno di protezione internazionale, diversi Stati membri hanno già evacuato donne procuratrici, attiviste per i diritti umani, giornalisti, autori, e altri che sono in pericolo immediato”, ha evidenziato. “Dobbiamo prevenire che le persone si inseriscano nelle rotte dei trafficanti verso l’Unione europea lavorando con le persone in Afghanistan, nei Paesi confinanti. Ma dobbiamo prevenire le rotte irregolari. Sono per il 90% uomini quelli che prendono queste rotte invece noi dobbiamo dare protezione ai vulnerabili, donne e ragazze”, ha aggiunto Johansson.

Il medesimo concetto è stato esposto molto chiaramente anche nelle dichiarazioni conclusive approvate dai ministri: “L’Ue e i suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per prevenire il ripetersi di movimenti migratori illegali su larga scala incontrollati affrontati in passato, preparando una risposta coordinata e ordinata”, si legge nel documento. “Si dovrebbero evitare incentivi all’immigrazione irregolare”. E per farlo “l’Ue dovrebbe rafforzare il sostegno ai Paesi dell’immediato vicinato dell’Afghanistan per garantire che coloro che ne hanno bisogno ricevano un’adeguata protezione principalmente nella regione”. La parola d’ordine è “non deve ripetersi uno scenario del 2015”, in cui centinaia di migliaia di persone hanno preso la rotta per l’Ue.  “La necessità di una comunicazione esterna ma anche interna unificata e coordinata è fondamentale” e “dovrebbero essere lanciate campagne informative mirate per combattere le narrazioni utilizzate dai trafficanti, anche nell’ambiente online, che incoraggiano le persone a intraprendere viaggi pericolosi e illegali verso l’Europa”, si legge nel documento.

La linea era stata anticipata dai ministri di Austria, Danimarca e Repubblica Ceca al loro arrivo alla riunione: “Siamo disponibili ad aiutare gli afghani ma devono restare nella regione”, avevano dichiarato. E i ministri dell’Ue per evitare “pull factor” non hanno voluto fornire numeri sulla disponibilità di reinsediamenti, nonostante la volontà di diversi Stati membri ad aumentarli.

Oltre che dal forum di alto livello a cui sta lavorando la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, la gestione dei rifugiati afghani passa per l’impegno del premier Mario Draghi e del presidente francese Emmanuel Macron, che si sono visti a inizio settembre a Marsiglia. L’asse tra Roma e Parigi appare infatti come la nuova leadership in grado di trainare l’Unione dopo l’uscita di scena della cancelliera Angela Merkel. Alla vigilia dell’incontro con Macron Draghi ha parlato anche col segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, soffermandosi sugli ultimi sviluppi della crisi afghana, con approfondimenti sulle prospettive dell’azione della comunità internazionale nei diversi fori, incluso il G20, convenendo sul ruolo centrale che l’Onu può svolgere in relazione soprattutto all’assistenza umanitaria.

I contatti sono stati frenetici anche a Bruxelles e nelle cancellerie europee. Solo per fare alcuni esempi, l’Alto rappresentante Josep Borrell ha sentito i ministri degli Esteri pakistano e iraniano. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha parlato col premier di Islamabad, Imran Khan. Mentre il capo della diplomazia tedesca Heiko Maas ha incontrato l’omologo pakistano Shah Mahmood Qureshi e lo stesso ha fatto il giorno dopo la ministra olandese Sigrid Kaag.

Occorre fare presto. Secondo il Financial Times infatti l’Afghanistan è prossimo al collasso finanziario. I prezzi dei beni di prima necessità come farina, olio e carburante sono schizzati alle stelle, e gli stipendi non vengono più pagati. Le code di fronte alle banche e agli sportelli automatici per prelevare pochi spiccioli si fanno di giorno in giorno più lunghe. E senza sbocco sul mare e dipendente dalle importazioni, il Paese è tagliato fuori dal mondo: i suoi confini sono per lo più chiusi ed i talebani non sono in grado di accedere a circa 9 miliardi di dollari di riserve di valuta estera congelate. I donatori, inclusi gli Stati Uniti, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale hanno interrotto i finanziamenti, in uno Stato dove gli aiuti esteri rappresentano oltre il 40% del prodotto interno lordo.

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