Europa

La Ue sanziona i mercenari russi della brigata Wagner

“L’Ue è unita nel sostenere la sovranità e l’integrità dell’Ucraina”. Nell’ultimo Consiglio Affari Esteri dell’anno sono il dossier Kiev e lo spettro dell’invasione russa, a tenere banco tra i ministri degli esteri europei. Ed emerge un filo rosso che unirà i prossimi step di Bruxelles, che l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Josep Borrell, ha riassunto così: “Ci auguriamo il meglio e ci prepariamo al peggio”. Di fatto, nelle prossime settimane l’Ue manterrà un approccio graduale, puntando alla dissuasione e al lavorio diplomatico. Nel frattempo, però, un passo lo ha fatto, approvando all’unanimità un pacchetto di sanzioni per i mercenari russi della Wagner. Fautori di “azioni destabilizzanti” in Libia, Siria e, appunto, in Ucraina.

Le sanzioni consistono nel divieto di viaggiare in Ue e nel congelamento dei beni che si trovano nel vecchio continente non solo per l’agenzia paramilitare finanziata dal ‘cuoco’ di Putin, l’oligarca Yevgeny Prigozhin, ma anche per otto persone fisiche e tre società legate al gruppo. Oltre a questo, però, l’Ue non è andata, aspettando che ad esprimersi sul dossier siano i leader, al Consiglio Ue di giovedì.

La “determinazione” di Bruxelles è affidata all’ipotesi, più volte ventilata, di pesanti sanzioni economiche nei confronti di Mosca se davvero si concretizzerà un attacco all’Ucraina. “Qualsiasi aggressione contro avrà un costo elevato per la Russia”, ha assicurato Borrell prima di vedere i titolari delle diplomazie europee, Luigi Di Maio incluso. Sul dossier irrompe anche il nuovo corso della Germania, meno ‘morbida’ con Mosca. “Il Nord Stream 2 è sospeso perché non soddisfa i requisiti del diritto europeo e permangono altre questioni legate alla sua costruzione”, ha sottolineato la neo-ministra degli Esteri Annalena Baerbock nel giorno in cui, tra l’altro, Minsk ha minacciato di tagliare il gas all’Europa “se costretta”.

La riunione dell’Europa Builging è giunta una manciata d’ore dopo il G7 dei ministri degli Esteri. Le posizioni, superficialmente, sembrano convergere. Ma fonti diplomatiche europee spiegano come l’approccio degli Usa e quello dell’Ue in realtà divergano sensibilmente. Washington ha aperto un canale di dialogo con Mosca sostanzialmente su 3 temi: il controllo degli armamenti, la cybersecurity e la reciproca limitazione imposta alle sedi diplomatiche. Il ventaglio di temi con cui Bruxelles dialoga con la Russia, spiegano le stesse fonti, è più ampio. E nei corridoi delle istituzioni europee c’è una duplice convinzione: da un lato quella di non credere che Mosca, alla fine, invaderà davvero l’Ucraina; dall’altro il considerare l’imminente attacco russo quasi come un cavallo di battaglia portato avanti dagli Usa per alzare la posta dell’interlocuzione con Putin.

Dal canto suo, il Cremlino ha annunciato che in settimana consegnerà agli Usa le proposte sulle garanzie di sicurezza. Proposte che puntano i fari soprattutto sul ruolo della Nato. Il ministero degli Esteri russo (Mid) ha infatti ricordato che i Paesi della Nato hanno “obblighi” relativi alla sicurezza nell’area euro-atlantica e nell’intero spazio Osce. Secondo il Mid “in violazione del principio della sicurezza indivisibile, la Nato ha continuato a muoversi verso est trascurando le preoccupazioni di Mosca”. Nel mirino c’è l’avvicinamento di Ucraina e Georgia all’Alleanza, punto sul quale l’Ue è tutt’altro che sorda ai timori della Russia. Anche per questo, Bruxelles non accelera. Mercoledì, nel vertice del Partenariato Orientale, i leader europei ribadiranno il pieno sostegno a Ucraina, Moldova, Georgia, Armenia e Azerbaigian (la Bielorussia ha sospeso gli accordi), in particolare ai primi 3, considerati più avanti nel percorso di riforme. Ma a chi gli chiedeva se l’Unione vuole “armare” Kiev Borrell ha frenato: “Abbiamo garantito 35 milioni per la logistica ma l’obiettivo è la deterrenza, evitare una crisi militare”. Su questo, il consenso europeo è concreto. Come concreta è la divisione sulla scelta del boicottaggio diplomatico per le Olimpiadi invernali cinesi. “Non ne abbiamo discusso”, ha tagliato corto Borrell.

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