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Le elezioni europee in Germania

La Merkel è in testa ma ha perso voti come i socialisti. Balzo in avanti dei Verdi, secondo partito

Il primo dato da ricordare è che la Germania è il paese che ha eletto più deputati. I suoi seggi, infatti, sono 96, su un totale di 751. La Francia ne ha 74 e l’Italia 73, come il Regno Unito. Il secondo elemento che caratterizza la Germania è che il sistema elettorale adottato in queste elezioni è un proporzionale con listini bloccati, senza alcuna soglia di sbarramento, soglia che in Italia è del 4%. Come era prevedibile, il partito democratico – cristiano della Merkel, CDU/CSU, si è piazzato al primo posto, con il 28,7% dei voti e 29 seggi. Al secondo posto ci sono i Verdi, con il 20,7% dei voti e 21 seggi. Al terzo ci sono i socialisti con il 15,6% dei voti e 16 seggi. Al quarto posto si piazzano i populisti di destra euroscettici dell’AfD con il 10,8% di voti e 11 seggi. Vengono in seguito i Liberali e la sinistra comunista con entrambi il 5,4% dei voti e 5 seggi. Seguono i “liberi elettori” e “Il Partito” con entrambi 2 deputati e il Partito Pirata, il Tier, il Volt e il partito della Famiglia, tutti con un solo deputato. Rispetto alle elezioni precedenti del 2014 i democratici cristiani hanno perso 5 seggi, i socialisti  11, la sinistra comunista 3. Anche la destra dell’ AfD ha perso voti rispetto alle ultime elezioni politiche (nel 2014 non esisteva ancora). Il grande balzo è stato quello dei Verdi che da 13 deputati è passata a 21. Singolare il caso della Merkel, che è vincente come primo partito e, nello stesso tempo, perdente rispetto alle elezioni precedenti. La clamorosa sconfitta odierna dei socialisti si aggiunge a quella delle ultime elezioni politiche. La debolezza della coalizione CDU/CSU – SPD è evidente, così come è evidente la perdita di peso politico della cancelliera Merkel, che ha già rinunciato alla presidenza del partito CDU, a favore di un’altra donna, Annegret Kramp – Karrenbauer, già presidente del più piccolo Stato tedesco, la Sarre, al confine con la Francia. Anche i socialdemocratici, nell’aprile del 2018, hanno eletto una donna alla loro presidenza, Andrea Nahles, prima donna a guidare la SPD in ben 155 anni. Pure i Verdi vincitori sono guidati da una donna, Annalena Baerbock. Se si pensa che anche il partito euroscettico “Alternativa per la Germania (AfD) nel 2017 scelse una donna, Alice Weidel, come candidata alla Cancelleria e che  un’altra donna, Frauke Petry, ha guidato il partito dal 2015 al 2017, si può tranquillamente affermare che le donne in Germania, dopo che la Merkel riuscì cancelliera per la prima volta, non hanno nessun ostacolo di genere a farsi strada anche in politica e si può obiettivamente sostenere che la loro presenza ha portato un valore aggiunto alla vita politica, valore da non trascurare. Tanto è vero che, in questi giorni, si è fatto ancora il nome della Merkel come candidata alla presidenza del Consiglio europeo, in sostituzione di Donald Tusk, già capo del governo polacco del 2007 al 2014, giunto ora alla scadenza del mandato ricevuto nel 2014. Non è positivo per la politica europea un indebolimento della Merkel, indebolimento che potrebbe permettere al Presidente francese Macron di condurre una politica non equilibrata, come sta facendo in questi giorni svolgendo un’azione diplomatica non favorevole all’Italia, tanto che il presidente uscente della Commissione europea, Juncker, ha ammonito a non penalizzare il nostro Paese, perché il danno si ripercuoterebbe su tutta l’Europa. Che questi ammonimenti provengano da un personaggio tanto sbeffeggiato in Italia da certa stampa  e da certi politici, la dice lunga, da un lato, sull’equilibrio della politica francese e, dall’altro, sull’obbiettività e sulla capacità di vedute dei nostri politici al governo che, non contenti di schernire Juncker, vanno anche in Francia a sostenere politicamente i “gilet gialli”, che alle elezioni europee hanno raccolto lo zero virgola qualcosa per cento. In tutto questo agitarsi di Macron per le nuove importanti nomine in corso, si sente il vuoto lasciato dalla Merkel e non è proprio detto che questo sia un bene per l’Europa, oltre che per l’Italia.

 

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