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Quali sono i limiti dell’Unione Europea?

On. Nicola Bono*

Dopo la gravissima gaffe della presidente della BCE Lagarde, che era riuscita a negare con una sola battuta il ruolo e la funzione di una istituzione finanziaria il cui compito principale è esattamente quello di vigilare sulla stabilità dello spread sui titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Euro Zona, e che tutte le istituzioni UE hanno preso le decisioni giuste in merito agli interventi per contrastare l’epidemia del Covid-19, sia sul piano sanitario, che su quello economico e sociale, sembra il momento di affrontare il perché l’attuale impianto europeo appare così fragile e traballante. Un indizio significativo emerge dalla intervista della presidente della Commissione UE Von der Leyen rilasciata al Corriere della Sera del 21 marzo scorso. Una intervista in cui riassume i provvedimenti presi, in pratica 1120 miliardi di euro per garantire la liquidità a tutti i Paesi dell’Euro Zona, più 1800 miliardi di euro per nuovi crediti a famiglie e imprese, la sospensione a tempo indeterminato delle regole del “Patto di Stabilità”, che smontano definitivamente ogni argomentazione strumentale dei sovranisti in servizio permanente effettivo, e perfino la possibilità dell’adozione di coronavirusbond europei, per alleggerire il peso dell’ulteriore indebitamento dei vari Paesi, specie di quelli come l’Italia con problematiche di eccesso di esposizione debitoria. Una dichiarazione limpida sulla convinta decisione di operare per “fare qualunque cosa” e senza limiti di tempo per evitare speculazioni sull’euro e una recessione economica che l’epidemia, senza interventi di questa imponenza, avrebbe certamente provocato, con ulteriori devastazioni sociali per l’intera Europa. Una azione che certamente spazza via ogni residua riserva sulla solidarietà tra europei, fino a quel momento messa in dubbio dai silenzi e dalle mancate assunzioni di responsabilità delle autorità dell’UE. Perfino il MES rischia di essere recuperato in positivo, specie se diventerà la fonte di finanziamento dei coronavirusbond, ovviamente senza l’applicazione delle condizioni al momento previste per i suoi interventi. Uno scenario soddisfacente? Pare di no, perché invece c’è un passaggio dell’intervista rivelatore di una carenza non più occultabile e cioè la mancata risposta alla domanda in merito alle strategie future per unire le forze che la Commissione Europea avrebbe in animo di assumere. Il totale silenzio sul delicatissimo tema non è un limite della signora Von der Leyen, ma purtroppo di tutti i paesi europei, che hanno lasciato incompiuto un impianto istituzionale con ambizioni molto più alte e, come un palazzo in costruzione non ultimato ma abitato, con difficoltà enormi da gestire e con tanti inquilini insofferenti, che magari sognano di traslocare. Ma qual è il male oscuro di un’Europa che ebbe la razionalità, all’indomani della seconda guerra mondiale, di capire che occorreva avviare una cooperazione tra tutti i popoli europei per scongiurare il ripetersi di tali tragici e ciclici eventi? Così nacquero i primi timidi impianti europei come la CECA e la CEE, fino alla Costituzione Europea. E fu questo il momento in cui esplosero le contraddizioni e gli egoismi che consentirono in alcuni referendum nazionali indetti per l’approvazione della costituzione il suo fallimento e la vittoria degli egoismi nazionali, ma in un contesto storico dove a dominare il mondo c’era un’unica super potenza, gli USA di cui l’Europa era alleata. Poteva starci, anche se era sbagliato rinunciare al processo di edificazione di una entità federale di stati europei. Ma da allora com’è stata l’evoluzione del pianeta in termini di geopolitica e super potenze? L’esplosione del terrorismo islamico, l’affacciarsi della Cina prima in Africa e poi in Europa con l’acquisizione impressionante di asset strategici, ed anche della Russia, con la sua politica aggressiva e  le sue sfere d’influenza nel Medio Oriente, in Africa e nel comparto energetico e l’assenza di qualsivoglia ruolo internazionale dell’Europa, bullizzata dagli USA con la gestione Trump e immobilizzata dagli interessi nazionali dei vari paesi che la compongono, nessuno dei quali ormai nelle condizioni di poter svolgere con credibilità qualsivoglia ruolo internazionale, hanno portato di conseguenza ad un mondo ormai sotto il controllo dalle tre potenze USA, Russia e Cina che hanno approfittato dell’auto emarginazione dell’UE. Questo è il male oscuro dell’Europa, che il Covid-19 ha messo definitivamente in luce. L’Europa non è in difficoltà perché ha l’Unione Europea che soffre di un eccesso di potere, e quindi hanno torto le analisi dei sovranisti che rivendicano maggiori ruoli agli stati nazionali, ma esattamente il contrario e cioè la mancanza di un Governo e un Parlamento federali che prendano decisioni politiche e facciano leggi, un solo esercito e gestioni unitarie dei settori strategici come la sicurezza, la sanità, il fisco, il credito, il welfare e la difesa nel mondo degli interessi europei e, quindi, una entità federale che si segga al tavolo delle super potenze per rivendicare il posto che le spetta di diritto. Questa è l’Europa Nazione che fa la differenza e l’unica vera sovranità che conta, il patriottismo della ritrovata identità europea, con la quale ogni popolo del vecchio continente può esprimere il meglio di se, nell’assoluta parità garantita dalla piena cittadinanza, che è sancita dal diritto di eleggere le comuni istituzioni rappresentative. Il futuro non può essere la conferma dell’UE perché così com’è è del tutto inadeguata, ma solo la ripresa del processo di costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Al di fuori da questo contesto l’unica libertà che resta ai Paesi europei che volessero insistere in una visione passatista e superata di egoismi nazionali, è solo quella di poter scegliere l’impero di cui vogliono diventare colonia, ed in questo senso alcuni sovranisti di casa nostra pare che già si siano portati avanti.

*Già sottosegretario ai BB.AA.CC.

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