
Regime change a Teheran? Muscardini e il Parlamento europeo lo invocano da 18 anni, con le armi della diplomazia e l’appoggio all’opposizione interna agli ayatollah
Già 18 anni fa, nel 2008, il Parlamento europeo aveva sollecitato l’Iran ad abbandonare o almeno ammorbidire la politica del pugno di ferro, incarcerazioni ed esecuzioni anche di minorenni, nei confronti della propria popolazione.
Le istituzioni europee non hanno in questi anni mai sollecitato o intrapreso passi verso quel regime change a Teheran che oggi potrebbe scaturire, ed è verosimilmente tra gli obiettivi, come conseguenza dell’intervento israelo-americano. Un po’ il nanismo politico che contraddistingue l’Unione europea, un po’ la sua scarsa capacità di proiezione internazionale (ancor più in termini di coattività), un po’ anche i vincoli interni e di diritto internazionale della stessa Ue (non rientra tra i suoi compiti né tra i suoi poteri definire l’ordinamento interno di un Paese) hanno obbligato la stessa Unione a non spingersi oltre appelli.
Il che non significa tuttavia che negli anni da parte delle istituzioni europee e dei suoi rappresentanti non vi siano state attenzione e preoccupazione per quanto accadeva in Iran.
Cristiana Muscardini firmò insieme al Vicepresidente del Parlamento europeo Alejo Vidal-Quadras, e altri 100 eurodeputati, una lettera al presidente americano Obama per chiedere che il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, Mujaheddin del Popolo, venisse tolto dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche dove gli Usa lo avevano inserito quando lo stesso Barack Obama trattava un accordo sul nucleare iraniano col governo iraniano che i Mujaheddin del Popolo avversavano. Fondata nel 1965, con l’obiettivo e di rovesciare il regime dello Shah e poi, dopo il 1979, l’attuale regime islamico, l’organizzazione era stata nel frattempo riconosciuta come oppositore legittimo del regime instaurato dall’ayatollah Khomeini dalla Corte di giustizia europea (inizialmente, anche la Ue aveva inserito i Mujahddin nella propria black list delle organizzazioni terroristiche).
Sempre nel 2009 la stessa Muscardini, quale vicepresidente della commissione Commercio estero dell’Eurocamera, ricevette a Milano una delegazione dei Mujahddin del Popolo, salutando in loro un «amico dell’Occidente, della democrazia e della libertà» e dichiarando: «In un momento nel quale il Governo iraniano continua ad uccidere giovani donne e tutti coloro che chiedono libertà e giustizia il nostro sostegno alla Mujaheddin del Popolo è sempre più e convinto».
Nello stesso anno, in una lettera indirizzata all’allora presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, Muscardini sollecitò lo stesso Barroso a «utilizzare tutta la sua influenza» per garantire il rispetto dei diritti umani in Iran (e Iraq). L’anno successivo Muscardini perorò la stessa causa, il rispetto dei diritti umani, in un intervento all’assemblea parlamentare europea ed ancora nel 2013 invitò tutti gli eurodeputati a mobilitare i propri elettori «chiedendo loro di scrivere una mail alla Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, per convincere l’Europa a intervenire per salvare i residenti iraniani che le forze speciali iraniane stanno uccidendo sul territorio iracheno». Muscardini per prima indirizzò una lettera alla Ashton chiedendole di intervenire «per salvare i sette ostaggi, di cui sei donne, che rischiano la deportazione in Iran, con conseguenti torture e brutalità da parte del regime islamico. L’Europa intervenga subito sul governo iracheno per difendere e salvare gli iraniani che si sono rifugiati in Iraq per salvarsi dal regime, se l’Europa resterà silenziosa sarà connivente di un crimine».
Le continue esecuzioni in Iran, 150 nei primi 65 giorni del 2014 (il 4 marzo 2014 nella prigione di Isfahan fu impiccata Farzaneh Moradi, una venticinquenne, nota come la «sposa quindicenne”, prima ancora, il 3 marzo, un giovane di 23 anni, di nome Mehrass era stato impiccato a Jooybar mentre il 2 marzo stessa sorte era toccata a un altro ragazzo di 23 anni nella prigione centrale di Zahedan) portarono anche a un’interpellanza ufficiale con cui si chiedeva a Catherine Ashton: «Quali iniziative intende intraprendere per condannare il comportamento barbaro del regime e salvare tante vite umane innocenti, colpevoli soltanto di vivere in un regime teocratico feroce, la cui Corte Suprema ha approvato recentemente la condanna per un ragazzo a cui verrà cavato un occhio e tagliati l’orecchio destro e il naso, come ha pubblicato il quotidiano di Stato Shraq?». «L’Unione europea – rispose ufficialmente la Ashton – ha una ferma posizione di condanna della pena di morte, che vale in tutti i casi e in ogni circostanza, a maggior ragione quando viene applicata ai minori, in violazione delle norme minime internazionali. Questa posizione è stata sistematicamente ribadita alle autorità della Repubblica islamica dell’Iran tramite contatti diretti, canali ufficiali, dichiarazioni pubbliche e sostegno alle risoluzioni delle Nazioni Unite. L’Unione si è sistematicamente appellata all’Iran chiedendo la sospensione delle esecuzioni e l’abolizione della pena di morte e in tal senso continuerà a dar voce a una profonda apprensione per il numero elevato di esecuzioni nel paese. L’Unione conduce una politica di sanzioni contro chi commette gravi violazioni dei diritti umani e ritiene importante impegnarsi con l’Iran nel settore dei diritti umani. La visita in Iran dell’Alta rappresentante/Vicepresidente lo scorso marzo è stata un’occasione per intavolare la questione e esprimere le preoccupazioni dell’Unione».
Purtroppo, passati gli anni, oggi ci troviamo di fronte all’impossibilità e incapacità dell’Europa di intervenire di fronte ai 30mila e più morti in seguito alle proteste dei giovani iraniani, alle decisioni unilaterali di USA e Israele di agire per le vie militari contro Teheran e, infine, all’evidenza che il sistema diplomatico, europeo e non solo, per essere efficace e non risultare vano necessita di profondi correttivi.




