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A volte l’Occidente sa ancora imporsi: la Francia elimina il capo dell’Isis nel Grande Sahara

Della morte di ‘Awas’ si parlava ormai da un mese. L’ufficialità l’ha voluta annunciare direttamente Emmanuel Macron, con un tweet che ha utilizzato la parola “neutralizzato” per descrivere la fine di Adnan Abou Walid Al-Sahraoui, detto appunto Awas, capo del gruppo jihadista Stato Islamico nel Grande Sahara (EIGS). Si tratta “di un nuovo importante successo nella battaglia che conduciamo contro i gruppi terroristici nel Sahel”, ha sottolineato il presidente francese celebrando le gesta di Barkhane, la forza francese che opera nella regione.

Mentre Joe Biden faceva la figura del nuovo Jimmy Carter in Afghanistan, facendo di Kabul la nuova Saigon, Parigi in piena estate aveva annunciato senza scendere in dettagli la morte o la cattura di diversi alti dirigenti dell’EIGS da parte di Barkhane e dei suoi alleati sul territorio. Il raid francese che ha ucciso Adnan Abou Walid al-Sahraoui risale a “metà agosto”, ha precisato oggi in un punto stampa sull’argomento la ministra della Difesa, Florence Parly, definendo l’operazione “una manovra di raccolta di informazioni di ampio respiro insieme a diverse altre operazioni di cattura di collaboratori di al-Sahraoui”. L’azione è avvenuta mentre l’emiro del terrore circolava su una moto, al posto del passeggero. Il veicolo è stato colpito da un drone in una regione a sud di Indelimane, nel Mali, nella cosiddetta zona delle 3 frontiere, secondo quanto precisato dal capo di stato maggiore francese Thierry Burkhard.

Era stato lo stesso Awas, ex membro del Fronte Polisario, il movimento indipendentista sahraoui, e poi di AQMI (Al Qaida del Maghreb islamico), a creare l’EIGS nel 2015 prima di essere designato come “nemico pubblico numero 1” nella regione. Il vero nome del capo di EIGS eliminato sarebbe stato Lahbib Abdi Said, nato negli anni Settanta nel Sahara occidentale nella grande tribù nomade dei Reguibat. Nel nord del Mali apparve attorno al 2010, un paio d’anni dopo era fra i più attivi nell’organizzare la mobilitazione bellica di gruppi armati jihadisti nella regione. Dal 2016 si sono registrati i primi attacchi del suo movimento, EIGS: da allora Awas era diventato il comandante delle operazioni nella zona delle tre frontiere.

La ministra Parly ha ricordato che l’EIGS è stato protagonista di attacchi sanguinosi contro militari ma anche civili, nel Mali, in Niger e in Burkina Faso. Viene considerato responsabile della morte di “2.000-3.000 civili dal 2013”. Il successo militare è particolarmente benvenuto in questo momento a Parigi, dopo l’annuncio da parte di Macron del progetto di ridurre la presenza francese nel Sahel di qui alle elezioni presidenziali del prossimo aprile.

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