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Calo record di morti sul lavoro nel 2019 e le aziende risparmiano 1,7 miliardi

Calo record delle morti sul lavoro: quelle accertate nel 2019 sono state 628, in riduzione del 17,2% rispetto all’anno precedente. L’Inail, che monitora gli incidenti, non aveva mai registrato prima d’ora un ribasso così forte. Ma per il presidente dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni, Franco Bettoni, bisogna fare di più. “Serve un cambio di passo”, dice presentando a Montecitorio la relazione annuale. L’Inail spinge per allargare a tutti i lavoratori le sue tutele. Oggi ne restano fuori 3,5 milioni. L’emergenza Covid porta la questione “in primo piano”. Quest’anno ancora non ha preso una piega precisa. Il lockdown ha visto scendere le denunce ma era del tutto inevitabile. Bisognerà capire cosa accadrà ai contagi. Il rischio arriva da eventuali focolai in fabbriche e uffici.

A metà giugno l’aggiornamento dell’Inail riportava poco meno di 50mila denunce di contagio su lavoro, 236 per decessi. I dati complessivi sugli infortuni si fermano invece a maggio, con i primi cinque mesi che mostrano una netta diminuzione (-23%). Guardando però ai decessi allora il segno cambia e diventa un più. Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi cinque mesi sono state infatti 432 che, pur nella provvisorietà dei dati, mostrano già un aumento di 41 casi (+10,5%). Gli occhi sono puntati ai rientri in servizio e all’autunno.

Tornando al 2019, la contrazione risente sicuramente del confronto con il 2018, un anno che aveva visto una recrudescenza delle morti bianche. Il trend che ormai prosegue da tempo indica una progressiva riduzione del fenomeno ma poi ci possono essere eventi disastrosi che fanno impennare la curva. Il crollo del Ponte Morandi due anni fa, l’incidente all’aeroporto di Linate nel 2001. Sta di fatto che da inizio millennio si è assistiti a un dimezzamento. Per non parlare di quanto succedeva nel periodo del boom economico. Nel 1963 le denunce per decessi sul lavoro toccarono quota 4.500. Oggi ci fermiamo a 1.156. Ma quanto accaduto decenni fa si ripercuote ancora sulle famiglie italiane. Le malattie professionali, contratte spesso per un’esposizione prolungata a certe sostanze – l’amianto ne è un esempio -, hanno causato l’anno scorso oltre mille morti. Anche qui rispetto al solo 2018 il ribasso è di un quarto quasi. Ma le denunce continuano a salire. Questo anche perché sono aumentate le patologie per cui scatta il riconoscimento automatico “dell’origine lavorativa”.

Intanto la revisione delle tariffe dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie dà i suoi benefici alle imprese. Gli interventi normativi hanno portato a una riduzione che si riflette in minori oneri per le aziende. Nel 2019 il risparmio, rispetto al precedente regime tariffario, è pari a 1,7 miliardi di euro.

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