Capire la Francia
Charles De Gaulle è apprezzato dai francesi più di qualunque altro loro connazionale, perfino e di gran lunga più di Napoleone (41% contro 14% secondo i sondaggi).
Trascinatore della Francia durante la seconda guerra mondiale, con una fierezza che neppure l’esilio a Londra scalfiva («Sono troppo povero per inchinarmi» disse), ha consacrato la grandeur del suo Paese, anche grazie a una notevole abilità nell’utilizzo delle telecomunicazioni (la radio durante la guerra e poi nel dopoguerra la televisione) in alcune frasi che caratterizzano tuttora la mentalità transalpina: «C’è un patto di duemila anni tra la grandezza della Francia e la libertà del mondo», «La Francia ha perso una battaglia! Ma non ha ancora perso la guerra! Alcuni governanti hanno capitolato cedendo al panico, dimenticando l’onore e consegnando il Paese al servaggio. Ciononostante nulla è perduto! Perché questo è un conflitto mondiale. Nel mondo libero ci sono forze immense che non si sono ancor arrese. Un giorno queste forze schiacceranno il nemico e occorre che la Francia, quel giorno, sia presente alla vittoria».
Ha dato alla Francia la sua Costituzione attuale, dopo un primo tentativo fallito nel 1946 che lo aveva indotto a ritirarsi a Colombe-les-deux-Eglises, vincendo il referendum del 1958 con cui i francesi ratificarono la sua idea di un governo semipresidenziale con un esecutivo forte, anche nei confronti del Parlamento, e per questo si guadagnò il titolo di personaggio dell’anno sulla copertina del Time. Prima di perdere un altro referendum su un’altra riforma, quella del Senato, e ritirarsi definitivamente, nel 1968, diede un grande impulso all’industria nazionale, nei settori dell’aereonautico, dello spazio e dell’energia atomica.
E’ stato anche un uomo spiritoso, che in qualche modo indusse i suoi oppositori (soprattutto i giovani contestatori sessantottini) a combatterlo con la stessa arma, declinata in una serie di soprannomi ispirati anche alla sua statura (195 cm) e aspetto fisico: Le General (il generale), Le Grande Asperge (il grande asparago), Cyrano, La Grande Zohra (la grande cammella, come lo definirono i francesi nati in Algeria per rimproverargli la rinuncia alla colonia africana). Non era invece una battuta quella con cui Georges Pompidou, succedutogli alla presidenza della Quinta Repubblica che lui aveva fondato, ne comunicò la dipartita: «Francesi, il generale De Gaulle è morto. La Francia è vedova».




