Collisione sfiorata tra un satellite cinese e un apparecchio di Starlink
Una sfiorata collisione tra un satellite cinese e un dispositivo della costellazione Starlink avrebbe spinto SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, a decidere l’abbassamento dell’orbita di oltre 4 mila satelliti. Lo afferma un gruppo di ricercatori cinesi in un’analisi pubblicata il 27 gennaio secondo cui il mancato impatto avrebbe avuto un ruolo chiave nella scelta annunciata dalla società statunitense. Secondo quanto ricostruito dai ricercatori dell’Istituto di software dell’Accademia cinese delle scienze, il 10 dicembre scorso un satellite cinese e un satellite Starlink sono passati a una distanza di circa 200 metri, poco dopo un lancio avvenuto dalla Cina nordoccidentale. L’episodio era stato segnalato lo scorso mese in un messaggio sui social da Michael Nicolls, vicepresidente per l’ingegneria di SpaceX. Tre settimane più tardi, lo stesso Nicolls ha annunciato l’intenzione di abbassare l’orbita di quasi la metà degli oltre 9 mila satelliti operativi Starlink, portandoli da circa 550 chilometri a 480 chilometri di altitudine, con l’obiettivo dichiarato di “aumentare la sicurezza nello spazio”. Secondo i ricercatori cinesi, nonostante l’assenza di una collisione, l’episodio “è stato comunque allarmante e ha direttamente innescato la decisione di Starlink di procedere a un abbassamento su larga scala delle orbite”.
Lo studio identifica il satellite cinese coinvolto come un dispositivo per l’osservazione terrestre ad alta risoluzione, lanciato insieme ad altri otto carichi a bordo di un razzo Kinetica-1 e realizzato da Chang Guang Satellite Technology. Il satellite, designato come 2025-292A o 66993 dal Comando spaziale degli Stati Uniti per fini di tracciamento, avrebbe avuto i primi dati orbitali disponibili meno di 14 minuti prima del passaggio ravvicinato, lasciando a SpaceX un margine di tempo molto ridotto per individuare il rischio. In un articolo pubblicato ieri dalla testata di analisi “Space and Network”, il team di ricerca afferma di aver utilizzato la piattaforma cinese di studio delle mega-costellazioni per identificare il dispositivo orbitale. Gli autori osservano che, sebbene SpaceX abbia sottolineato come l’abbassamento delle orbite consenta ai satelliti dismessi di rientrare più rapidamente nell’atmosfera e disintegrarsi, la decisione contribuirebbe anche a rafforzare l’immagine dell’azienda come operatore responsabile, in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza legate alle grandi costellazioni satellitari.
I ricercatori notano inoltre che il passaggio a un’orbita più bassa potrebbe aumentare la sicurezza degli stessi satelliti Starlink. Analizzando le orbite iniziali dei satelliti non Starlink lanciati dal 2019, emerge infatti che la maggior parte è collocata al di sopra dei 500 chilometri. Poiché Cina e altri Paesi stanno dispiegando grandi costellazioni nella fascia compresa tra 500 e 600 chilometri, un’orbita intorno ai 480 chilometri risulterebbe “relativamente più sicura” rispetto a quella a 550 chilometri. Lo studio evidenzia tuttavia anche i potenziali svantaggi della scelta. Operare a un’altitudine inferiore può migliorare la qualità del segnale e ridurre la latenza, ma l’aumento dell’attrito atmosferico accelera il consumo di carburante necessario al mantenimento dell’orbita e riduce la vita operativa dei satelliti, con un conseguente aumento dei costi. Secondo i dati citati dai ricercatori, i satelliti Starlink a 560 chilometri registrano un decadimento orbitale medio giornaliero di circa 101 metri, contro i 267 metri a 485 chilometri.
Gli autori mettono infine in guardia contro un abbassamento simultaneo di circa 4.400 satelliti, che costituirebbe la più grande manovra orbitale mai tentata. Una movimento così denso, avvertono, aumenterebbe in modo significativo il rischio di passaggi ravvicinati e potrebbe aprire una finestra di elevata pericolosità della durata di mesi, rappresentando una prova estrema per il sistema autonomo di prevenzione delle collisioni di Starlink. Qualsiasi perdita di controllo o collisione potrebbe innescare una reazione a catena con conseguenze potenzialmente catastrofiche. La questione si inserisce in un contesto di critiche reiterate da parte della Cina all’espansione rapida della costellazione Starlink, che Pechino considera una fonte di rischi operativi, citando anche due precedenti avvicinamenti alla stazione spaziale cinese Tiangong nel 2021 e la recente frammentazione di un satellite Starlink che avrebbe generato oltre cento detriti.




