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Continua la fuga degli italiani all’estero, la pandemia frena l’immigrazione

Non si ferma la fuga degli italiani all’estero, soprattutto se giovani, donne e laureati, che anzi hanno visto un aumento del 4,5 in un anno. È il quadro che emerge dal rapporto migrazioni di Istat relativo al 2019 – quindi pre-pandemia – ma che contiene numeri importanti e che, soprattutto, confermano una tendenza in atto da anni.

Nel 2019 sono stati 122mila i connazionali che sono emigrati all’estero: di questi tre italiani su quattro hanno 25 anni o più (circa 87mila) e uno su tre (28mila) è in possesso di almeno la laurea. Rispetto all’anno precedente i laureati emigrati è in lieve aumento (+1,4%). L’incremento è però molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con almeno la laurea crescono del 23%. In questa fascia d’età, le italiane emigrate sono meno numerose (il 43%) ma sono più frequentemente in possesso di almeno la laurea (il 36% contro il 30% dei loro coetanei). Rispetto al 2010, inoltre, l’aumento degli espatri di laureati è più evidente per le donne (+8%) che per gli uomini (+3%). A lasciare il Belpaese sono dunque ancora una volta i giovani più qualificati – più spesso donne – a cui non subentrano forze nuove dall’estero visto che diminuiscono gli ingressi dei cittadini stranieri (265mila, -7,3%). Il Nord si conferma come la zona di maggior attrattiva per i migranti stranieri, tanto che uno su cinque sceglie la Lombardia come destinazione: la regione, da sola, accoglie 57mila immigrati (22% del totale flussi). Un altro dato che segnala come l’immigrazione italiana sia sempre più spesso definitiva è quello degli espatri verso il Regno Unito che nel 2019 registra la cifra record di 31mila cancellazioni anagrafiche, +49% rispetto all’anno precedente, superando il picco dei 25mila espatri del 2016. Durante il cosiddetto ‘periodo di transizione’, molti cittadini italiani, già presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno preferito ufficializzare la loro posizione trasferendo la residenza nel Regno Unito.

Il report Istat ha voluto scattare una prima fotografia anche dell’anno della pandemia, a significare l’impatto della chiusura delle frontiere interne ed esterne. I dati provvisori sull’andamento dei flussi migratori nei primi otto mesi del 2020 mettono infatti in evidenza una forte flessione delle migrazioni per un calo complessivo del -17,4%. A calare in particolare sono stati gli ingressi dai Paesi africani: si riducono a poche centinaia gli immigrati provenienti da Gambia (-85%) e Mali (-84%), sono fortemente in calo i flussi dalla Nigeria (-73%), quasi dimezzati quelli provenienti da Egitto (-47%) e Marocco (-40%). Forti diminuzioni anche per gli ingressi da Cina (-63%), Brasile (-49%), e Romania (48%).

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