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Crescono timori e contrarietà verso l’intelligenza artificiale. Trump pronto a farla questione di sicurezza nazionale

Sam Altman, capo di OpenAI (creatore di Chatgpt), è stato oggetto di vari attentati, da cui è uscito illeso. Ma il timore nei confronti dell’intelligenza artificiale sta portando sempre più, anziché a imparare, capire o predisporre programmi di formazione, ad atteggiamenti improntati a paura e rifiuto.

A Chandler, in Arizona, il consiglio comunale ha bocciato all’unanimità la riconversione di un sito in un datacenter enorme. Motivi: consumo di acqua, energia, rumore e pochi posti di lavoro permanenti. Sempre in Arizona, a Tucson, il progetto da 3,6 miliardi di dollari ha suscitato paura per l’uso d’acqua in una città desertica, sospetti di scarsa trasparenza nei piani di costruzione e timori di aumento dei costi energetici. Ad Archbald, Pennsylvania, i circa 7mila abitanti si sono schierati contro un progetto analogo paventando deforestazione, depauperamento della fauna e consumo eccessivo di risorse del territorio. Nel complesso si parla di 156 miliardi di progetti di datacenter sospesi a causa delle proteste delle comunità locali.

Molte aziende ora annunciano licenziamenti per fare posto all’intelligenza artificiale. Da ultima, Meta (azienda di Facebook e Instagram), qualche giorno fa ha detto che taglierà il 10 per cento dei lavoratori. Impone a chi resta, inoltre, un tracciamento di tutto quello che fanno sui computer in modo da addestrare meglio i software intelligenti che, presumibilmente, li sostituiranno.

Dario Amodei, fondatore di Anthropic (principale concorrente di OpenAI), prevede che nel 2030 il 50 per cento dei lavori di ufficio di fascia bassa sarà spazzato via dall’Ia. Un primo impatto sui lavoratori junior – meno offerte di lavoro, paghe più basse – lo si registra già sui mercati Usa e Regno Unito, come si legge in un rapporto Anitec Assinform di aprile, che ha tracciato le migliori evidenze a livello internazionale.  Nell’autunno 2025, un sondaggio tra giovani statunitensi di età compresa tra i 18 e i 29 anni, condotto dall’Istituto di Scienze Politiche della Harvard Kennedy School, ha rivelato che il 44 per cento degli intervistati crede che le opportunità diminuiranno a causa dell’intelligenza artificiale.

La Commissione Ue qualche settimana fa ha aperto un dialogo con gli Usa per ammorbidire gli effetti delle nostre regole sui mercati digital. Il 2 giugno tuttavia Donald Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14318, in base al quale i grandi data center destinati all’intelligenza artificiale non sarebbero più considerati semplici infrastrutture industriali, ma asset strategici da proteggere come installazioni di interesse nazionale. Secondo indiscrezioni Washington starebbe accelerando i progetti che prevedono l’installazione di nuovi reattori nucleari dedicati direttamente ai grandi poli dell’IA.

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