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Due anni di galera alle giornaliste bielorusse che hanno seguito le proteste contro Lukashenko

Katsyaryna Andreyeva e Darya Chultsova, le due giornaliste di Belsat (la stazione televisiva satellitare polacca rivolta alla Bielorussia), sono state condannate a due anni di prigione per aver riportato in diretta una manifestazione a Minsk, nel novembre scorso. La sentenza, l’ultima di una lunga scia di repressione da quando è scoppiata la protesta, è stata definita “assurda” dal legale delle reporter dato che le giornaliste “stavano solo facendo il loro mestiere”.

Sulla vicenda è intervenuta anche la leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, ora in esilio. “Basta guardare Darya e Katsiaryna: forti, sorridenti, salutano i loro cari attraverso le sbarre. Lukashenko non può spezzarci”, ha scritto su Twitter in sostegno alle reporter. Andreyeva e Chultsova, 27 e 23 anni, nella loro ultima dichiarazione in aula hanno nuovamente respinto le accuse contro di loro, definendole politicamente motivate in quanto la loro unica ragione per essere alla protesta era quella di documentare cosa stava accadendo (live via streaming). Ma evidentemente il loro lavoro non è piaciuto ai piani alti del regime, dato che le forze dell’ordine si sono presentate nell’appartamento da dove stavano trasmettendo – e che aveva una buona visuale sulla piazza dove stava avvenendo la manifestazione in ricordo di Raman Bondarenko, attivista massacrato di botte da frange estremiste vicine alle autorità – e le hanno arrestate.

“Andreyeva e Chultsova avevano appena coperto un’azione di protesta”, ha ricordato il legale Syarhey Zikratski. “Tutti abbiamo seguito i loro servizi. Le parole che hanno usato erano solo una descrizione di ciò che stava accadendo e sono state erroneamente utilizzate come base per l’accusa contro di loro”, ha dichiarato Zikratski sottolineando che il lavoro giornalistico non può essere definito “disturbo dell’ordine civile”, come sentenziato dalla corte. Il marito di Andreyeva, Ihar Ilyash, anch’egli un giornalista, si è scagliato contro la sentenza: “Ora tutti noi giornalisti dobbiamo riferire ancora di più cosa sta avvenendo per distruggere completamente questo regime terroristico”.

Nel mentre il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, visto sempre di più come un paria dalla comunità internazionale, ha annunciato un incontro, lunedì 22 febbraio, con Vladimir Putin per “estesi colloqui”. Lukashenko ha negato di voler chiedere a Mosca un altro prestito, questa volta per 3 miliardi di dollari, così come sostengono alcune voci. “Ci sono cose più importanti di cui parlare, come il sostegno della Russia alla difesa e alla sicurezza del nostro Paese”, ha detto Lukashenko precisando che, oltre a Putin, vedrà il vicesegretario del Consiglio di Sicurezza, Dmitry Medvedev.

Il Cremlino ha confermato l’incontro precisando che i 2 leader si concentreranno sui “rapporti bilaterali”, benché non si escludono scambi di vedute sui principali argomenti dell’agenda “internazionale”. Mosca, non è un segreto, resta interessata al progetto dello Stato dell’Unione in un’ottica di “maggiore integrazione”. Chi conosce il dossier sostiene però che si tratterebbe quasi di un’annessione. Lukashenko, per ora, è riuscito a resistere alle mire del Cremlino.

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