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Emorragia grillina anche all’Europarlamento: se ne sono andati sei su quattordici

Il valzer delle poltrone continua a risuonare nei corridoi del Parlamento europeo a Bruxelles, con gli ultimi due cambi di casacca politici in ordine di tempo. L’eurodeputata Isabella Adinolfi ha detto addio nei giorni scorsi al Movimento 5 stelle e ha chiesto di passare nel gruppo del Partito popolare europeo, dove siede Forza Italia. Stesso indirizzo politico per Andrea Caroppo, che lo scorso ottobre aveva lasciato la Lega, passando ai non iscritti e che adesso punta ad approdare al gruppo guidato dal tedesco Manfred Weber. Da inizio legislatura con l’uscita di Caroppo il Carroccio ha perso complessivamente due eurodeputati dopo che a febbraio di quest’anno anche Vincenzo Sofo aveva concluso la sua militanza politica nel partito di Matteo Salvini in seguito al voto di fiducia dato dalla Lega al governo Draghi. Sofo aveva poi optato per il gruppo Ecr di Giorgia Meloni.

Lega a parte è però il Movimento a patire il maggior numero di emorragie interne, sei in tutto. Con lo strappo di Adinolfi la delegazione pentastellata si è ridotta a otto eurodeputati, a seguito della fuoriuscita nei mesi scorsi di Rosa D’Amato, Ignazio Corrao, Eleonora Evi e Pier Nicola Pedicini passati al gruppo dei Verdi europei e poi più recentemente di Marco Zullo traghettato nel gruppo di Renew Europe. Secondo fonti ben informate a Bruxelles dietro i cambi di casacca del M5S non ci sarebbero delle vere e proprie motivazioni politiche ma il fatto che tutti gli eurodeputati fuoriusciti, essendo alla loro seconda legislatura, avrebbero optato per altri gruppi o partiti per evitare la scure del secondo mandato.

“Ho incontrato Isabella Adinolfi e Andrea Caroppo. La prossima settimana voteremo la loro adesione al Ppe”, ha annunciato via Twitter Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo, spiegando che così “si rafforza la presenza” della delegazione azzurra “nella grande famiglia dei popolari europei”.

Le fuoriuscite o le dinamiche di assestamento politico nei primi due anni di legislatura al Parlamento europeo, hanno interessato anche il partito Democratico. A settembre del 2019 Nicola Danti, primo dei non eletti nelle liste del Pd dell’Italia centrale alle elezioni europee, era tornato in Europa in veste di eurodeputato dopo che il collega Roberto Gualtieri aveva lasciato l’incarico per diventare ministro dell’Economia nel governo Conte-bis. Poi il passaggio ad Italia Viva di Danti ed infine il suo traghettamento a febbraio 2020 nei liberali di Renew.

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