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Faida a Downing Street, cade lo spin doctor di Johnson

Una faida che ha tutti gli ingredienti dello scontro interno per il potere, ma anche della pochade. Esplode la resa dei conti a Downing Street, al cuore del cerchio magico di Boris Johnson, nel pieno del lockdown nazionale bis imposto per frenare la seconda ondata d’una pandemia da coronavirus che ha appena fatto salire a oltre 50.000 il totale dei morti censiti nel Regno Unito: e a cadere per prima è la testa di Lee Cain, ex cronista di tabloid vicino da anni al premier conservatore britannico e veterano al suo fianco della vittoriosa campagna di Vote Leave al referendum sulla Brexit del 2016, dimessosi all’improvviso da direttore dell’ufficio stampa del governo quando era ormai a un passo dalla promozione annunciata a capo di gabinetto.

Promozione inizialmente offertagli dallo stesso BoJo, ma avversata secondo i media dall’ambiziosa futura terza moglie del primo ministro, Carrie Symonds, madre da pochi mesi del piccolo Wilfred, la quale ha a sua volta alle spalle una carriera di rampante spin doctor nel nido di serpenti di casa Tory. Cain – azzoppato di recente dal sospetto fatto circolare dai rivali interni di aver spifferato a mezzo stampa i piani per il secondo confinamento prima del tempo – ha gettato la spugna con una lettera in cui ha evitato polemiche pubbliche, dicendosi “onorato” di aver potuto servire il governo. Mentre Johnson gli ha risposto ringraziandolo con un peana a tutto tondo. La vicenda sembra tuttavia poter indebolire Dominic ‘Dom’ Cummings, potente quanto controverso super consigliere ed eminenza grigia brexiteer di Downing Street, al quale Cain era legato a doppio filo. E con la cui copertura non aveva esitato nei mesi scorsi a sfidare l’ira dei giornalisti accreditati, facendo buttar fuori dal portoncino al numero 10 un pugno di reporter di testate “ostili” con un veto paragonato da più parti a una mossa alla Donald Trump.

Cummings – a dar credito a Laura Kuenssberg, political editor della Bbc e insider dell’entourage johnsoniano – intende per ora resistere nel “braccio di ferro” con Carrie. E restare al suo posto, confidandosi insostituibile per un premier che non volle sacrificarlo nemmeno di fronte al clamoroso scandalo della violazione familiare delle regole del primo lockdown anti-coronavirus nella primavera passata. Ma per il Times il vero bersaglio della Symonds appare proprio lui, sullo sfondo di una partita sotterranea in gioco da tempo, non senza colpi bassi, con in palio in sostanza l’incoronazione di chi debba avere l’influenza decisiva su Boris (e sui destini del governo).

Intanto Lee Cain sarà sostituito come Direttore della Comunicazione da James Slack, ex firma del Daily Mail e attuale portavoce del primo ministro, il cui ruolo è destinato a essere svuotato dalla cooptazione di Allegra Stratton nella veste di nuovo volto ufficiale dell’esecutivo per i futuri briefing tv concepiti sul modello Usa: ossia di un’ex giornalista Bbc “amica” – guarda caso – della 32enne first lady in pectore che BoJo, 56 anni, dovrebbe impalmare a maggio.

La guerra intestina semina del resto imbarazzo e malcontento fra alcuni deputati conservatori, sempre meno a loro agio in questo clima da tardo impero. Mentre l’opposizione laburista coglie la palla al balzo per accusare il governo di mostrarsi “incompetente e diviso”, con consiglieri impegnati a “combattersi come ratti” per una promozione. “E’ patetico e infantile – twitta Angela Rayner, numero due del leader Keir Starmer in un Labour di nuovo in ascesa nei sondaggi – che questo succeda nel mezzo di una pandemia in cui il Paese ha raggiunto il traguardo tragico dei 50.000 morti

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