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Fronte Polisario pronto a dialogare col Marocco sul Sahara occidentale

A pochi giorni dalla discussione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul rinnovo del mandato della missione Minurso, il Fronte Polisario ha presentato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, una nuova proposta ampliata di soluzione politica, definita come un gesto di “buona volontà” e in risposta alla risoluzione 2756 (2024). L’iniziativa giunge in un momento di forte fermento diplomatico, mentre i membri del Consiglio negoziano una bozza di risoluzione che, per la prima volta, riconoscerebbe la proposta di autonomia del Marocco del 2007 come “base più credibile e realistica” per una soluzione duratura del conflitto nel Sahara Occidentale. La proposta del Polisario, trasmessa da Brahim Ghali, presidente dell’autoproclamata Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd), è intitolata “Proposta del Fronte Polisario per una soluzione politica reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale e il ripristino della pace e della stabilità regionale”. Il documento riafferma la disponibilità del movimento sahrawi a negoziare direttamente con il Regno del Marocco, “sotto gli auspici delle Nazioni Unite e in conformità con la Carta dell’Onu e l’Atto costitutivo dell’Unione africana”.

Secondo la rappresentanza del Polisario a New York, la proposta mira a “permettere al popolo sahrawi di esercitare il proprio diritto inalienabile all’autodeterminazione attraverso un referendum libero e supervisionato dalle Nazioni Unite e dall’Unione africana”. Ghali sottolinea inoltre la volontà della parte sahrawi di “condividere i costi della pace” e di costruire “un futuro basato sul rispetto reciproco, sul buon vicinato e sulla cooperazione regionale”. Il comunicato del Polisario descrive l’iniziativa come una risposta diretta all’appello del Consiglio di sicurezza a “superare lo stallo negoziale” e ad “ampliare le proprie posizioni”. “Crediamo che una soluzione pacifica, giusta e duratura del conflitto sia non solo urgente, ma anche possibile, se esiste una volontà politica autentica di superare lo status quo e le imposizioni unilaterali”, si legge nella nota.

Il rilancio della via referendaria da parte del Polisario sembra tuttavia collocarsi in un quadro diplomatico che si sta muovendo in direzione opposta. La bozza preliminare di risoluzione che sarà discussa nei prossimi giorni a New York introduce infatti un cambio di paradigma: proroga il mandato della Minurso fino al 31 gennaio 2026, ma ne ridefinisce le priorità politiche, indicando il piano di autonomia marocchino come la “base più fattibile” per una soluzione di compromesso. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, il testo – promosso dagli Stati Uniti – invita Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania ad avviare “negoziati immediati e senza precondizioni”, con l’obiettivo di giungere entro tre mesi a un’intesa politica “che garantisca una genuina autonomia all’interno dello Stato marocchino, in conformità con i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto all’autodeterminazione”.

Si tratta di un passaggio che segna un chiaro cambio di tono rispetto alle precedenti risoluzioni, recependo le raccomandazioni avanzate dall’inviato personale del segretario generale, Staffan de Mistura, che lo scorso 10 ottobre ha sollecitato un calendario realistico e vincolante per il rilancio del dialogo. La bozza menziona inoltre il sostegno espresso da diversi Stati membri al piano di Rabat, presentato nel 2007 al segretario generale dell’Onu come quadro di riferimento per un’autonomia del Sahara sotto sovranità marocchina, e lo definisce “la via più realistica e credibile per una soluzione giusta e duratura”. Una formulazione che conferma la convergenza crescente della comunità internazionale verso la posizione di Rabat, sostenuta apertamente da Washington, Parigi e Madrid. La bozza elogia anche “la leadership statunitense nel dossier” e riconosce “l’impegno del presidente Donald Trump” nella ricerca di una soluzione, richiamo che potrebbe tuttavia generare riserve da parte di Russia e Cina. Entrambi i Paesi, pur avendo recentemente aperto alla possibilità di un sostegno al piano marocchino, hanno vincolato la loro posizione al rispetto del principio di autodeterminazione del popolo sahrawi e alla necessità di una soluzione accettata da tutte le parti, inclusa l’Algeria.

Per il Polisario, al contrario, l’iniziativa statunitense rappresenta un “pericoloso arretramento politico e giuridico”, poiché – secondo i sahrawi – ometterebbe qualsiasi riferimento al processo di decolonizzazione riconosciuto dall’Onu fin dal 1963. Il movimento teme inoltre che il testo riduca di fatto la Minurso a un mero strumento tecnico di monitoraggio, escludendo il referendum dall’agenda e trasferendo la mediazione sotto l’egida diretta di Washington. “Il destino del popolo sahrawi non è nelle mani né degli Stati Uniti né della Francia, ma nelle sue stesse mani”, ha dichiarato il rappresentante del Polisario all’Onu, Sidi Mohamed Omar, ribadendo che “l’unica via legittima resta il referendum di autodeterminazione”. Il risultato della prossima sessione a New York potrebbe quindi segnare una svolta storica e un nuovo punto di equilibrio (o rottura) per la regione del Maghreb.

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