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Greta non ferma la Cina: più elettricità dal carbone

Su Il Transatlico di Andrew Spannaus, Paolo Balmas segnala che, nonostante Greta Thumberg, le previsioni sui consumi di elettricità prodotta da centrali a carbone in alcuni Paesi sono in aumento per i prossimi anni. In Cina sono in via di realizzazione centrali elettriche a carbone capaci di aumentare la rete elettrica di circa 120 GW. Un numero impressionante se si pensa al resto del mondo, dove si prevede un aumento dell’energia elettrica prodotta da carbone di circa 105 GW. Anche se negli ultimi anni Pechino ha cominciato a prendere provvedimenti per l’impatto dell’industria del carbone sul clima e per trasformare il settore dell’energia elettrica, alcune province, ad esempio alla Mongolia Interna nel nord del Paese, presentano un’economia fortemente dipendente dal carbone mentre i provvedimenti già presi dal governo nazionale per ridurre la produzione hanno bisogno di una politica di riassorbimento della mano d’opera. Cosa che non può essere immediata, soprattutto se si contano in milioni gli operai da ricollocare. Il tutto mentre i consumi energetici aumentano.

Negli Stati Uniti, invece, il carbone continua a perdere terreno malgrado il sostegno dell’amministrazione Trump per il settore. La posizione presa da Trump, sul carbone “pulito” che aspetta di essere estratto dal suolo americano è sostenuta dalle nuove tecnologie che dovrebbero ridurre l’impatto ambientale della combustione del carbone. Ma la stessa posizione ha un valore politico, in quanto la campagna elettorale di Trump aveva come target gli operai del settore, specialmente in stati produttori di carbone come il Wyoming e il West Virginia. Negli Usa, sta vincendo l’alternativa del gas naturale, fonte più pulita e attualmente più economica, dati i prezzi che si mantengono ancora molto bassi. In generale, per il settore del carbone sembra che ci si diriga realmente verso una transizione a fonti alternative ma, a livello mondiale, sarà chiaramente una transizione di lungo periodo.

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