Il Cremlino è al verde e taglia gli ingaggi per i soldati da spedire in Ucraina
Per la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Ucraina, la Russia ha tagliato i premi per chi accetta di andare al fronte. La sforbiciata arriva dopo che si è registrato il record negativo di arruolamenti: i dati aggiornati al secondo trimestre di quest’anno, dunque al periodo tra aprile e giugno, parlano del numero più basso mai registrato dall’invasione dell’Ucraina, nel 2025 gli arruolamenti sono calati del 60%.
Al Cremlino mancano le risorse per ingaggiare soldati. Il direttore di Sberbank, la più grande banca russa, Herman Gref, nel corso del Forum economico orientale di Vladivostok ha citato l’andamento dell’economia a luglio e agosto ed ha avvertito su «sintomi abbastanza chiari del fatto che ci stiamo avvicinando allo zero». Nel 2025, secondo i dati emersi da studi internazionali e riferiti da Euronews, metà del bilancio dello Stato sarà stato assorbito dalla guerra, portando il deficit a 4.900 miliardi di rubli. Secondo quanto ricostruito dall’agenzia di stampa Adnkronos, citando il giornale russo Kommersant, la regione più colpita dalla decurtazione delle indennità è il Tatarstan, dove il bonus è passato da 3,1 milioni di rubli (27mila euro) a 800mila. Ma anche in Chuvascia, Mari El e a Belgorod l’assegno ha subito una riduzione significativa. In particolate, nella Chuvascia e nel Mari El l’assegno è stato ridotto a 800mila rubli rispettivamente da 2,5 milioni e 3 milioni; a Belgorod da 800mila a 500mila rubli.
Nei primi sei mesi dell’anno, le autorità federali e regionali hanno speso più di due trilioni di rubli (17 miliardi di euro) per il reclutamento e le spese del personale militare, 499 miliardi di rubli dei quali per l’assegno di reclutamento, 865 milioni per i salari e 765 per le compensazioni per le famiglie dei soldati feriti o caduti.
È stato poi il sito indipendente di notizie, Storie importanti, a rivelare che fra aprile e giugno di quest’anno, hanno accettato di essere spediti al fronte solo 37.900 soldati, il numero più basso in due anni, anche se in questi mesi c’è stato un visibile aumento della pubblicità per il reclutamento, spesso con la promessa che i nuovi soldati sarebbero stati inviati nelle retrovie e non in ruoli di combattimento, salvo poi essere riassegnati al fronte pochi mesi dopo. Nello stesso periodo del 2024, il numero dei contratti firmati era stato di 92.800. Si tratta di un crollo pari a circa il 60%.




