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Il lavoro riparte, nei primi tre mesi del 2022 si registrano 905.000 posti in più

L’anno è iniziato con una crescita del lavoro, ma soprattutto quello meno tutelato, con un ritorno anche dei super precari contratti a chiamata. I dati Istat sul primo trimestre 2022 mostrano un aumento di 120 mila occupati rispetto al quarto trimestre 2021 e un balzo di 905mila in più rispetto a un anno prima.

Il tasso di disoccupazione cala all’8,6% e scende per la prima volta al di sotto del 9% da quasi 11 anni, con la sola eccezione del secondo trimestre 2020, quando lockdown e pandemia hanno portato molti disoccupati a diventare inattivi e smettere di cercare lavoro. Ma quel periodo, in questi dati, sembra ormai alle spalle, mentre ancora non si rilevano a pieno gli effetti dell’invasione russa in Ucraina, iniziata il 24 febbraio, e della volata di energia e prezzi. Scende così, sempre nel primo trimestre, il tasso di inattività e, per la prima volta da due anni e mezzo, aumentano i lavoratori indipendenti, che sono 124mila in più di un anno prima.

Dopo anni di crisi, l’Unione europea delle cooperative (Uecoop) segnala una ripresa dell’occupazione anche nelle costruzioni che sfiorano 1,5 milioni di addetti, un livello che non si vedeva da quasi dieci anni «effetto dei vari bonus e superbonus”. Le ore lavorate aumentano a un ritmo superiore al prodotto interno lordo: dell’1,5% nel trimestre e del 6,7% nell’anno a fronte di una crescita del Pil rispettivamente dello 0,1% e del 6,2%. Gli sgravi contributivi aiutano, facendo calare il costo della manodopera dello 0,2% rispetto all’anno scorso. E a questa dinamica contribuiscono anche le retribuzioni dei lavoratori che si restringono e si riducono dello 0,1% nell’arco di 3 mesi e dello 0,2% nei 12 mesi.

Un altro aspetto da segnalare è che è soprattutto l’occupazione maschile ad espandersi e aumenta così il divario di genere, che vede l’Italia agli ultimi posti in Europa per il lavoro delle donne. I nuovi occupati sono, inoltre, soprattutto lavoratori a termine (+412 mila rispetto al primo trimestre 2021). I contratti a tempo determinato aumentano, del resto, del 16,3% annuo: una velocità oltre sei volte maggiore di quelli stabili. E tassi di crescita anche superiori contraddistinguono i posti ancora più precari, quelli del lavoro intermittente o a chiamata. Le posizioni di questo tipo non sono molte in termini assoluti, 228 mila unità, ma sono esplose con un aumento dell’86,7% rispetto all’inizio del 2021 per l’insieme dell’economia e registrano +168% in alberghi e ristoranti.

Questo exploit porta a raddoppiare, in un anno, il peso del lavoro intermittente nel settore alloggio e ristorazione, dove le posizioni a chiamata rappresentano ormai il 10% dell’occupazione. Questi lavoratori sono impiegati in media 7,8 ore a settimana con compensi poco superiori a 11 euro l’ora per un totale di circa 85 euro settimanali. È lavoro povero in uno dei settori dove gli imprenditori più lamentano la carenza di manodopera per la presunta concorrenza del reddito di cittadinanza. Su questo tema, l’Istat registra un ‘lieve calo’  del tasso dei posti vacanti, per i quali i datori di lavoro cercano lavoratori adatti senza trovarli, fino all’1,9% (-0,2 punti percentuali). Questo livello resta, nonostante la flessione, tra i più elevati dall’inizio del periodo di osservazione, nel 2016. Rispetto all’inizio del 2021 è superiore di 0,8 punti percentuali.

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