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Il Pentagono invoca il liberismo: no a preferenze pro-Ue negli appalti per armi in Europa

L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito l’Unione europea che eventuali norme volte a privilegiare i produttori di armamenti europei nell’ambito delle acquisizioni per la difesa potrebbero provocare ritorsioni commerciali e restrizioni all’accesso delle imprese europee al mercato della difesa statunitense. E’ quanto affermano fonti informate citate dal sito d’informazione “Politico”, secondo cui in un contributo inviato alla consultazione della Commissione europea sulla revisione delle regole sugli appalti militari, il dipartimento della Guerra ha espresso una netta opposizione a qualsiasi misura che limiti la partecipazione delle aziende statunitensi alle forniture per la difesa dei Paesi membri. Il Pentagono ha chiarito che Washington considera “protezionistiche ed escludenti” politiche che riducano la presenza industriale statunitense, sottolineando che attualmente le grandi imprese europee continuano a beneficiare dell’accesso al mercato Usa.

Il Pentagono ha avvertito che una clausola vincolante di preferenza europea potrebbe portare alla revisione delle deroghe alle norme “compra americano”, attualmente in vigore grazie ad accordi di reciprocità firmati da 19 dei 27 Stati membri. Ciò limiterebbe l’accesso delle aziende europee ai contratti del dipartimento della Guerra, che potrebbero essere concessi in futuro solo caso per caso e per esigenze legate all’interoperabilità della Nato. Secondo Washington, una stretta protezionistica indebolirebbe l’Alleanza atlantica, ridurrebbe la libertà di spesa dei governi europei e metterebbe a rischio gli obiettivi di capacità militare concordati. La disputa rischia di complicare i piani industriali europei e di testare la volontà dei Paesi membri di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti in un contesto di relazioni transatlantiche sempre più tese.

Secondo “Politico”, il confronto mette anche in luce una contraddizione strategica: gli Stati Uniti chiedono da anni agli alleati europei di assumersi una quota maggiore della difesa convenzionale del continente, ma senza penalizzare l’industria militare statunitense, che oggi fornisce circa due terzi delle armi importate dall’Unione europea, dai caccia di quinta generazione F-35 ai sistemi missilistici e di difesa aerea. Bruxelles sta valutando un aggiornamento della direttiva sugli appalti del 2009, nell’ambito di una più ampia spinta verso l’autonomia strategica e il rafforzamento dell’industria bellica europea, anche in risposta al rischio di conflitto con la Russia. Programmi come il fondo di prestiti per armamenti e le forniture destinate all’Ucraina già prevedono una quota minima di componenti prodotti in Europa.

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