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Illycaffè supera le chiusure imposte dal Covid: bilancio in attivo con le vendite domestiche

Il rischio era reale: che quel 60% di consumatori che costituiva il mercato fuori casa, vale a dire ristoranti e bar, si sgretolasse, visto che la categoria ristorazione con la pandemia è rimasta chiusa a lungo. Invece, una strategica sterzata a colpi di digital transformation ha accelerato l’offerta domestica (+21%) e dell’ecommerce (+39%). Di quest’ultimo numero, il 50% è costituito di nuovi clienti, che potrebbero fidelizzarsi al marchio triestino. Così la illycaffè nell’anno della pandemia ha praticamente capovolto i dati tra i 2 segmenti di mercato riuscendo a spuntare un bilancio in utile (5 milioni netti).

L’Assemblea dei soci ha approvato un EBITDA adjusted 57,7 milioni sancendo una crescita (+30%) delle vendite nei supermercati italiani, e di una generica crescita del mercato del 10%. I ricavi chiudono a 446,5 milioni (-14%). Anche la posizione finanziaria netta è negativa per 103,3 milioni, con un miglioramento di 10,7 milioni sull’anno precedente. Se il mercato italiano e quello europeo in genere si riprendono lentamente, inoltre, quelli dove la campagna vaccinale è stata massiva, come Gran Bretagna e Stati Uniti, stanno recuperando rapidamente fino ai livelli pre-Covid. Anche l’Asia è in fase avanzata di recupero, in particolare la Corea del Sud.

Insomma, se la pandemia non creerà nuovi sconquassi, nel 2022 l’azienda tornerà a regime reinserendosi nel solco della crescita rapida e stabile che ha segnato gli ultimi anni di attività. A detta dell’a.d., Massimiliano Pogliani, i primi mesi del 2021 sono “andati molto bene”: si può ipotizzare l’aggancio alla ripresa del Paese.  “Abbiamo affrontato la pandemia con solidi fondamentali, una chiara visione del valore della marca e un deciso impegno sulla digitalizzazione del business. I risultati 2020, ancorché penalizzati dalla debolezza dei consumi fuori casa, confermano la forza del brand illy, l’efficacia delle azioni sviluppate per mitigare l’impatto della pandemia, e la nostra capacità di rispondere alle mutate esigenze dei consumatori”, dunque, guardiamo “al futuro con ottimismo”, incalza.

In questo contesto, si inquadra anche la strategia di espansione nel mercato Usa: da un lato ci sono i 100 milioni di dollari che l’azienda intende investire in quell’area geografica e dall’altro l’ingresso della Rhone Capital nel board triestino (l’Assemblea di venerdì scorso è stata la prima cui ha partecipato la realtà di private equity globale) che dovrebbe facilitare il rafforzamento del marchio negli States.

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