La franco-olandese Mistral offre all’Europa un’alternativa ai giganti Usa della tecnologia
Gli ultimi dati sui Paesi che stanno facendo più progressi sull’intelligenza artificiale parlano chiaro. Gli Stati Uniti, che sembra avessero un vantaggio quasi incolmabile su tutti gli altri, sembrano in frenata. In realtà i colossi Big Tech californiani continuano a fare progressi, ma nulla in confronto all’accelerata che sta mettendo in atto la Cina, non solo Pechino ha ridotto il distacco su Washington, ma potrebbe addirittura tentare il sorpasso, visto che il vantaggio americano si è ridotto e ora è quantificato in appena il 2,7%, una cifra davvero minima. L’Europa è molto più staccata, ma non è fuori dalla partita.
La startup francese Mistral AI, infatti, una delle aziende più importanti in Europa nel campo dell’intelligenza artificiale, sfida il monopolio delle Big Tech californiane e cinesi. L’azienda, fondata nel 2023 da Arthur Mensch (che è anche presidente e ad), Guillaume Lample e Timothée Lacroix, ha raccolto la somma di 830 milioni di dollari per acquistare 13.800 chip Nvidia per la costruzione di un data center proprietario a Bruyères-le-Châtel, vicino Parigi. Così sta cercando di offrire un’alternativa europea ai governi e alle imprese, sottolineando la fiducia degli investitori nelle aziende europee. Con un investimento da 1,3 miliardi di euro, Asml, il gigante olandese dei macchinari per produrre chip, lo scorso autunno è diventato il principale azionista di Mistral AI. L’investimento fa parte di un finanziamento totale da 1,7 miliardi. Grazie a questa operazione, Asml è divenuta il principale azionista e siede nel consiglio di amministrazione di Mistral.
Mistral punta a rivoluzionare l’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa in Europa, combinando la vendita dei suoi modelli open weight con una consulenza diretta alle aziende. In un momento in cui il ritorno sugli investimenti dei large language model (LLM) resta incerto, questa strategia rappresenta una possibile via europea per rendere l’AI davvero remunerativa e sostenibile. Negli ultimi tempi si sono infatti moltiplicati i report (tra cui quelli di Deloitte e del Mit) che mostrano come le aziende che hanno sperimentato l’integrazione dei modelli linguistici – per automatizzare processi, analizzare contratti o altri documenti, effettuare ricerche nei sistemi e altri ancora – hanno ottenuto vantaggi scarsi o nulli, soprattutto rispetto all’ingente spesa richiesta. Questo non rappresenta un problema soltanto per le aziende, ma anche e soprattutto per i colossi dell’intelligenza artificiale generativa. Alle prese con bilanci in profondo rosso e consapevoli che i soli abbonamenti consumer non sono sufficienti per rendere economicamente sostenibili ChatGPT, Claude e gli altri, le varie realtà che sviluppano LLM hanno un bisogno assoluto che l’integrazione aziendale dei loro sistemi abbia successo. È infatti probabilmente questa l’unica via per generare ritorni significativi e dare un senso agli strabilianti investimenti infrastrutturali in cui si sono impegnati (secondo Bloomberg, 3mila miliardi di dollari da qui al 2030).




