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La Libia intensifica l’impegno contro l’immigrazione irregolare

Le autorità libiche stanno intensificando le operazioni di espulsione e trasferimento dei migranti irregolari tra Tripolitania e Libia orientale, in un contesto segnato da crescente pressione migratoria, problemi sanitari e nuove campagne di sicurezza nelle principali città costiere del Paese. L’Autorità per il contrasto all’immigrazione illegale della regione orientale di Tripoli ha annunciato il rimpatrio di 175 cittadini pakistani attraverso l’aeroporto internazionale di Mitiga, lo scalo situato nella periferia orientale della capitale libica e controllato dalle forze di sicurezza affiliate al Governo di unità nazionale. Secondo il comunicato diffuso dall’agenzia su Facebook, i migranti erano ospitati in uno dei centri di detenzione per migranti irregolari dell’area di Tripoli e sono stati espulsi dopo il completamento delle procedure amministrative e legali. L’organismo ha precisato che le operazioni di rimpatrio “continuano regolarmente”.

Parallelamente, l’Autorità ha annunciato il rimpatrio attraverso il valico terrestre di Amsaad, al confine tra Libia ed Egitto nella Cirenaica orientale, di un gruppo di cittadini egiziani in situazione irregolare, alcuni dei quali affetti da malattie infettive tra cui epatite virale e Hiv/Aids. Secondo le autorità, alcuni dei migranti erano inoltre destinatari di ordini di espulsione emessi dalla Procura generale libica. Negli ultimi giorni il ramo dell’Autorità attivo nella regione di Tobruk-Al Butnan aveva già annunciato il trasferimento o il rimpatrio di altri 228 migranti irregolari, parte dei quali inviati al centro di detenzione e rimpatrio di Qanfouda, nell’area occidentale di Bengasi.

Nel frattempo, nella città costiera di Sabratha, a circa 70 chilometri a ovest di Tripoli e storicamente uno dei principali hub della migrazione clandestina verso l’Europa, le forze di sicurezza locali hanno avviato una campagna mirata contro migranti donne presenti irregolarmente sul territorio, in particolare madri con neonati. Secondo la Direzione di sicurezza di Sabratha, i controlli hanno preso di mira appartamenti utilizzati come alloggi informali da donne migranti “prive di tutore legale”. Diverse migranti sono state fermate e trasferite in centri di detenzione nella capitale Tripoli in vista del rimpatrio nei rispettivi Paesi d’origine.

La questione dei minori migranti rappresenta uno degli aspetti più sensibili del fenomeno migratorio in Libia. Secondo stime diffuse da media locali e organizzazioni umanitarie, migliaia di bambini migranti vivrebbero nel Paese senza documenti o protezione legale, spesso in insediamenti informali nelle periferie delle grandi città libiche. La Libia non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e le agenzie delle Nazioni Unite presenti nel Paese operano con margini d’azione limitati, soprattutto nei centri di detenzione e nelle aree controllate dalle diverse milizie. Negli ultimi anni sono stati tuttavia compiuti alcuni passi sul piano normativo, anche attraverso il rafforzamento della cooperazione con l’Unione europea e le organizzazioni internazionali per la tutela dei minori e delle categorie vulnerabili. In questo quadro, le autorità libiche hanno avviato la creazione di strutture controllate dedicate a donne e bambini migranti, con l’obiettivo di effettuare una prima identificazione sanitaria e amministrativa e separare i casi più vulnerabili dai circuiti ordinari della detenzione per migranti irregolari.

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