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La lira turca va a picco, Erdogan caccia il governatore della Banca centrale

L’aveva messo a capo della Banca centrale di Turchia neppure un anno e mezzo fa perché seguisse i suoi dettami, abbattendo drasticamente i tassi d’interesse, definiti “la madre e il padre di tutti i mali”. E Murat Uysal, sino ad allora vice del rigorista Murat Cetinkaya, ha eseguito fedelmente. Ma di fronte alla peggiore crisi della lira turca da quando è al potere, Recep Tayyip Erdogan ha fatto fuori anche il suo uomo, ultimo capro espiatorio di un tracollo imputato di volta in volta a complotti internazionali e sabotaggi interni.

Dall’inizio dell’anno, la divisa di Ankara ha perso circa un terzo del suo valore, toccando i minimi storici contro il dollaro e scavallando nelle scorse ore l’ennesima soglia simbolica delle 10 lire per 1 euro. Una caduta progressiva accelerata dall’ultima riunione di politica monetaria, il mese scorso, che ha lasciato invariato al 10,25% il tasso di riferimento, infliggendo l’ennesimo schiaffo alle attese degli economisti, che puntavano su un credito meno facile in cambio di maggiore stabilità. La situazione si è fatta allarmante, con l’inflazione ufficiale all’11,89% e molte imprese fortemente indebitate in valuta estera a rischio bancarotta. Ma la coperta sempre più corta non ha convinto il presidente turco a rinunciare alla sua campagna contro il “triangolo del diavolo di tassi d’interesse, tassi di cambio e inflazione”. E così dopo appena 16 mesi è arrivato un nuovo ribaltone. Alla guida della Banca centrale andrà il responsabile strategico del budget presidenziale Naci Agbal 52 anni, già ministro delle Finanze tra il 2015 e il 2018. È a lui che Erdogan affida la missione che appare sempre più impossibile di coniugare crescita ed equilibrio finanziario, mentre cresce l’allarme per il deficit delle partite correnti e il crollo delle riserve in valuta forte. Al fianco del presidente resta intoccabile il genero e super-ministro del Tesoro Berat Albayrak, che insiste nel negare ogni difficoltà. Anzi, assicura, la Turchia – dove non c’è mai stato un lockdown totale e un blocco del sistema produttivo – ha già iniziato la ripresa e beneficerà di un vantaggio competitivo dopo la pandemia di Covid-19. Un’ennesima scommessa azzardata con le prossime elezioni nel mirino, previste nel 2023. Ma per il primo test basterà attendere il 19 novembre, con la prima riunione di politica monetaria guidata dal nuovo governatore. I mercati attendono inquieti.

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