La Tunisia segnala che 4500 migranti africani hanno rinunciato a emigrare
La Tunisia rivendica i risultati della propria strategia di gestione della migrazione irregolare, “fondata su un approccio che combina misure di sicurezza, cooperazione internazionale e assistenza umanitaria”. Secondo quanto dichiarato dal portavoce della Direzione generale della Guardia nazionale, il generale di brigata Houssem El Din Jebabli, alla radio tunisina “Mosaique fm”, oltre 4.500 migranti provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana “hanno fatto ritorno volontariamente nei rispettivi Paesi d’origine nell’ambito del programma di rimpatrio assistito” avviato dalle autorità tunisine. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle direttive del presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, che negli ultimi anni ha posto la questione migratoria al centro dell’agenda nazionale, insistendo sulla necessità di contrastare le reti criminali responsabili del traffico di esseri umani, garantendo al contempo il rispetto della dignità delle persone migranti.
Il programma di ritorno volontario ha preso forma nel luglio 2025 con l’allestimento di un campo di accoglienza al chilometro 21 della località di El Amra, nel governatorato di Sfax, epicentro della pressione migratoria nel Paese. La struttura è stata creata per far fronte alla crescente presenza di migranti irregolari concentrati nella regione e in altre aree della Tunisia, divenute negli ultimi anni punti di transito verso le coste europee. In una prima fase, il programma ha riguardato i migranti in possesso di documenti di viaggio validi. Successivamente, con l’aumento delle richieste di rimpatrio da parte di persone prive di passaporto, le autorità tunisine hanno rafforzato il coordinamento con ambasciate e consolati dei Paesi interessati. Attraverso la Direzione generale della Polizia delle frontiere e degli stranieri sono stati così rilasciati documenti sostitutivi di viaggio che hanno consentito di completare le procedure di rientro.
Secondo il portavoce della gendarmeria tunisina, le operazioni sono state realizzate in stretta collaborazione con la Mezzaluna Rossa tunisina, le autorità regionali e locali, in particolare nel governatorato di Sfax. “Parallelamente, sono state organizzate campagne di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale per informare i migranti sulle opportunità offerte dal programma di ritorno volontario assistito”, ha aggiunto Jebabli. Secondo il ministero dell’Interno, tale attività avrebbe contribuito a un sensibile incremento del numero di persone interessate al rimpatrio. Solo nell’ultima settimana, 420 migranti sono stati trasferiti nel centro di El Amra per completare le procedure amministrative e logistiche necessarie alla partenza.
L’aumento delle adesioni al programma si accompagna al rafforzamento delle misure di controllo delle frontiere. Le autorità tunisine sottolineano infatti che i risultati ottenuti negli ultimi tre anni nella lotta contro le reti di immigrazione clandestina hanno contribuito a ridurre significativamente le partenze irregolari verso l’Europa. In particolare, la Guardia nazionale ha intensificato la presenza lungo le coste del Paese attraverso un dispositivo di sorveglianza articolato su tre fasce marittime attigue, sostenuto da un rafforzamento delle risorse umane e materiali impiegate nelle operazioni di pattugliamento. “Il contenimento dei tentativi di attraversamento clandestino del Mediterraneo e la riduzione delle infiltrazioni lungo le frontiere terrestri hanno progressivamente diminuito le prospettive offerte dalle reti dei trafficanti, spingendo un numero crescente di migranti a optare per il ritorno nei Paesi d’origine attraverso canali legali e sicuri”, ha spiegato il portavoce.
La questione migratoria resta tuttavia uno dei dossier più sensibili per la Tunisia. Il ministero dell’Interno tunisino ha annunciato l’arresto dei presunti responsabili dell’aggressione a cittadini dell’Africa subsahariana documentata in un video, divenuto virale sui social, suscitando polemiche e forte indignazione tra gli utenti. In una nota, il dicastero tunisino precisa che le forze di sicurezza sono riuscite a identificare e fermare i responsabili dopo approfondite indagini, nonostante non fosse stata presentata alcuna denuncia formale.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il filmato diffuso online sarebbe stato realizzato cinque anni fa e assemblato utilizzando immagini provenienti da due diversi continenti. Le autorità stanno proseguendo le indagini per chiarire tutte le circostanze dell’episodio e accertare le ragioni della sua diffusione in questo momento, a distanza di anni dai fatti. Il ministero tunisino sottolinea che, al di là di eventuali tentativi di manipolazione o sfruttamento del video, lo Stato tunisino resta impegnato a garantire i diritti e la dignità di tutte le persone presenti sul proprio territorio e ad applicare la legge nei confronti dei responsabili di violazioni.




