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L’esosità del Comune di Milano riduce i margini di profitto di chi affitta case ai turisti

“Il Salone del Mobile parla chiaro: il mercato degli affitti brevi di Milano si sta trasformando, rileva il Centro Studi Italianway, primo property manager di Milano con 1.000 appartamenti in gestione diretta e primo operatore sul mercato italiano degli affitti brevi con circa 7.500 immobili contrattualizzati. Sulla base dell’andamento e dei trend del mercato milanese degli affitti brevi negli ultimi tre anni durante il Salone del Mobile, Marco Celani, AD della prop-tech innovativa fondata da Davide Scarantino, rileva: “Tre anni di dati, tre segnali da non ignorare”.

A delineare i tre trend è il Centro Studi Italianway, per il quale le tariffe sono scese ma la Città ha incassato di più rispetto agli ultimi due anni: da 330 euro per notte nel 2024 a 294 nel 2026.  Eppure l’imposta di soggiorno raccolta è più che raddoppiata: da 751mila euro a quasi 1,8 milioni. “Lo si deve all’aumento dell’aliquota, certo – commenta l’AD Celani – ma anche alla performance di un mercato che non cede sull’occupazione (93–94% costante su 5 notti). Host e Property Manager lavorano di più e guadagnano di meno. Il Comune guadagna di più con una tassa di soggiorno che spinge anche chi viene per business a ottimizzare il soggiorno”.

I viaggiatori prenotano prima, è la fotografia del Centro Studi Italianway, restano più a lungo, vengono in coppia. La booking window è passata da 20 a 27 giorni (+38%). I soggiorni si allungano (da 2,9 a 3,2 notti). Gli ospiti per prenotazione crescono (da 1,7 a 2). Il Salone attira sempre più viaggiatori organizzati e in gruppo.

Terzo pilastro delle rilevazioni del Centro Studi dell’azienda, che è tra i soci fondatori di AIGAB–Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi di cui Celani è anche Presidente, riguarda il Gross Booking Value, ovvero il volume delle prenotazioni, che recupera, ma non ha ancora raggiunto i livelli 2024. Spiega Celani: “Dal minimo di 26,9 milioni nel 2025 si risale a 28 milioni nel 2026. Il mercato regge, ma la pressione fiscale pesa: l’incidenza dell’imposta sul GBV è passata dal 2,4% al 6,4% in tre anni.

Cosa significa per gli host e gli operatori? Il volume c’è, la domanda è robusta, ma i margini si assottigliano, perché è diminuita la domanda dai Paesi asiatici e quindi con un’offerta che è leggermente aumentata, per riempire gli operatori competono sul prezzo. Chi vincerà è chi sa leggere i dati e anticipare i comportamenti dei viaggiatori”.

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