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L’Opec conferma il taglio delle quote di estrazione del petrolio

L’ Opec+ lascia invariato il taglio delle quote di produzione di petrolio anche per il mese di aprile. La situazione di incertezza del mercato persiste nonostante la campagna vaccinale e gli stimoli dei governi e non consente ancora un aumento produttivo. Una mossa che innesca il rally delle quotazioni del greggio Wti e del Brent con rialzi superiori al 5% fino a sfiorare rispettivamente i 65 e i 67 dollari al barile. Ha vinto la linea del rigore dell’Arabia Saudita al vertice dell’Opec e dei suoi alleati che ha visto ancora una volta muro contro muro i 2 leader, Mosca e Riad. Anche se, per far fronte alle modeste concessioni accordate a Russia e Kazakistan, l’Arabia Saudita si fa nuovamente carico di un sacrificio extra prorogando a tutto il mese prossimo la stretta sulla propria produzione di un milione di barili/giorno.

“I Ministri hanno approvato il proseguimento dei livelli di produzione di marzo per il mese di aprile, ad eccezione di Russia e Kazakistan, che potranno aumentare la produzione rispettivamente di 130 e 20mila barili al giorno, a causa dei trend stagionali di consumo” recita il comunicato finale spiegando che ” il Meeting ha riconosciuto il recente miglioramento del sentiment del mercato attraverso l’accettazione e il lancio di programmi di vaccinazione e pacchetti di stimoli aggiuntivi nelle economie chiave, ma ha avvertito tutti i paesi partecipanti di rimanere vigili e flessibili date le condizioni di mercato incerte, e di rimanere sulla rotta”.  Il Cartello ha discusso del possibile aumento della produzione di 1,5 milioni di barili al giorno. Ma fin da subito Riad ha invitato alla “cautela” in contrapposizione all’interventismo di Mosca che premeva per un allentamento dei tagli alle quote produttive varati l’anno scorso per scongiurare un accumulo delle scorte e il crollo delle quotazioni di greggio.

Con la campagna vaccinale anti-Covid e la prospettiva di una ripresa dell’attività economica, il mercato aveva messo in conto un aumento della produzione di almeno 500mila barili al giorno a partire da aprile. E la decisione di oggi fa temere che l’azione dell’Opec possa rivelarsi tardiva rispetto alle reali esigenze del mercato globale. “L’Opec+ rischia decisamente di stringere in modo eccessivo il mercato petrolifero”, ha commentato Amrita Sen, capo analista di Energy Aspects e già si calcola che sul mercato si potrebbe registrare un deficit di offerta di oltre 2 milioni di barili col rischio di impennate delle quotazioni e surriscaldamento dell’inflazione. Negli ultimi tempi il mercato obbligazionario ha già reagito ai segnali di ripresa dell’inflazione e la mossa aggressiva dell’Opec+, con quotazioni del greggio ben oltre i 60 dollari al barile, potrebbe diventare un problema secondo la Federal Reserve e la Bce.

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