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L’Unità non è Radio Radicale, Conte userà i soldi dei contribuenti per pagarne i debiti

Arriva il reddito di cittadinanza anche per l’Unità. Il governo Conte ha infatti incassato senza presentare appello tre sentenze del tribunale di Roma che la condannano a pagare alle banche creditrici i debiti di Unità spa, la società editrice dello storico quotidiano del Pci fondato da Antonio Gramsci. Il quotidiano non va in edicola da oltre due anni, ma diversamente da quanto accaduto per Radio Radicale la maggioranza di governo (nella quale il M5s ha rimpiazzato la Lega col Pd) non ha battuto ciglio di fronte alla somma di 86,1 milioni di euro di soldi, pubblici e del contribuente, che ora dovrà versare. La condanna che il governo ha incassato senza fare ricorso nasce dalla garanzia che, Massimo D’Alema premier, Palazzo Chigi assunse il 5 febbraio 2000, riguardo ai debiti che già allora affliggevano la testata. Le banche accettarono quella garanzia, anche per il vasto numero di immobili di proprietà del partito, e metà dell’importo da saldare venne pagata facendo ricorso alle entrate del finanziamento pubblico ai partiti. L’altra metà è invece rimasta in sospeso, mentre il patrimonio dei Ds andava disperso (anche per lo scioglimento dei Ds stessi nel Pd) e le banche hanno quindi agito per via giudiziaria, vedendosi riconosciute le proprie ragioni. A dispetto del processo eterno che entrerà in vigore dall’1 gennaio con l’abolizione della prescrizione, nonostante la manifestazione degli avvocati davanti alla Cassazione nei giorni scorsi, il premier – di professione avvocato – non ha ritenuto il caso di oberare ulteriormente la giustizia italiana in merito all’esborso che ora dovrà sostenere con i soldi di quei contribuenti di fronte ai quali si vanta di aver ridotto la tassa sulla plastica dopo essere stato quello che l’ha creata ex novo.

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