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Milizie ugandesi portano l’Isis in Congo

Lo Stato islamico si muove in Africa tramite milizie ugandesi. L’Isis ha infatti rivendicato la responsabilità dell’attentato avvenuto contro una chiesa nel nord-est della Repubblica democratica del Congo (Rdc), come si legge sul canale Telegram del gruppo, condotto dai ribelli ugandesi delle Forze democratiche alleate (Adf). L’attacco, avvenuto a Komanda nella provincia di Ituri, è l’ennesimo episodio degli attacchi che le Adf, attive nella zona di confine tra Uganda e Rdc, conducono contro la popolazione civile.

Dal 2020 le Adf hanno aderito alla creazione della Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico (Iscap), un enorme progetto politico-militare che include un territorio che va dalla Regione dei Grandi Laghi fino alle coste del Mozambico. La dichiarata, ma solo apparentemente definitiva, sconfitta dello Stato Islamico in Medioriente nel 2017 ha modificato gli obiettivi di questo network del terrorismo internazionale che ha puntato sul continente africano. Le Adf gestiscono alcune miniere dalle quali estraggono illegalmente. Contrabbandano i minerali in Uganda, insieme a legname e risorse naturali, sfruttando i locali come schiavi. I cristiani, che rappresentano oltre il 90% della popolazione congolese, sono il loro bersaglio principale con rapimenti e conversioni forzate, soprattutto delle giovani donne.

Diviso in tre macroaree che vanno dal Sahara al Golfo di Guinea, fino all’Africa australe, l’obiettivo dei leader dell’Isis è la creazione di un califfato in terra africana e intere province di Mali, Burkina Faso, Nigeria e Congo vengono già amministrate dai fondamentalisti che impongono la legge islamica e la conversione forzata, ma che soprattutto vogliono sradicare i cristiani che vivono in quelle regioni. Nel Congo orientale la comunità cristiana è oggetto di attacchi da diversi anni e le Adf, secondo i dati delle Nazioni Unite, hanno ucciso oltre 7.000 civili dal 2014, rendendoli una delle milizie più sanguinarie e organizzate del Paese con finanziamenti privati da Qatar e Arabia Saudita. L’obiettivo di questo braccio dell’Isis è terrorizzare la popolazione e prendere il controllo del territorio, dove manca completamente la presenza dello Stato centrale.

Dalla fine del 2021 i governi di Kampala e Kinshasa hanno lanciato l’operazione militare Shujaa (Valoroso, in Swahili), ma ad oggi i risultati sono inesistenti e hanno invece permesso all’Uganda di prendere il controllo di un altro pezzo di questo gigante morente chiamato Congo.

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