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Nel 2020 sono arrivati in Italia 32mila migranti

Il fenomeno migratorio ha delle “implicazioni globali e multilivello che rendono imprescindibile la collaborazione tra Stati. E’ cruciale il ruolo che assume l’Ue”. Luciana Lamorgese si è presentata in audizione di fronte alla commissione Affari costituzionali della Camera in procinto di esaminare il decreto Immigrazione, testo che ha di fatto modificati i decreti Sicurezza firmati da Matteo Salvini. La ministra dell’Interno ha insistito sulla necessità di governare i flussi attraverso una politica europea e lamenta il ritardo con cui Bruxelles si muove. Il lavoro della commissione “ancora non vede quegli aspetti di riforma di Dublino da noi auspicati. Lo sforzo negoziale dell’Italia punta a meccanismi di solidarietà e di redistribuzione obbligatoria. E’ necessario che ci sia una solidarietà da parte di tutti gli Stati europei nei confronti degli Stati come il nostro, di primo approdo”, ha detto.

I numeri del 2020, del resto, parlano chiaro. Nel corso di quest’anno, al 15 novembre, ha chiarito la titolare del Viminale, “abbiamo avuto un incremento dei flussi migratori: sono circa 32mila gli arrivi di cui in grande parte di nazionalità tunisina, il 38,7% del totale”. Gli arrivi, ha sottolineato, “si verificano nel pieno dell’emergenza Covid ed è un fattore di complicazione per tutti gli Stati e in particolar modo per l’Italia che è frontiera esterna dell’Ue”. Il blocco dei voli dettato dall’emergenza, poi, complica i rimpatri. Fin qui sono circa 3mila quelli effettuati, di cui 1.564 verso la Tunisia. In aumento anche il numero di minori non accompagnati sbarcati in Italia: sono circa 3.500 quelli arrivati nel 2020. Attualmente, poi, lungo le nostre coste, in Sicilia, ci sono cinque navi-quarantena, con a bordo 2.730 persone. Tra questi i positivi al Covid (isolati su ponti riservati) sono il 9%, mentre nei centri di accoglienza il tasso di contagiati scende all’1,5%.”Nessun quadro idilliaco”, insomma. “Non ho mai detto questo – ha rimarcato Lamorgese – Le criticità ci sono e sono costituite dal fenomeno degli sbarchi autonomi su cui è difficile intervenire se non con i paesi di provenienza” e, ovviamente, “dalla pandemia”.

La ministra dell’Interno ha lamentato poi la situazione relativa ai centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).  “Abbiamo attualmente 1.525 posti e di questi sono attivi 700 circa per i danni causati nel corso degli anni dai trattenuti e sono in corso le opere di manutenzione. La permanenza allungata a 180 giorni ha fatto sì che si arrivasse a un tappo. Stiamo cercando di individuare anche altri centri d’intesa con i presidenti delle regioni e stiamo facendo una ricognizione sui territori. I posti dei Cpr, anche fossero tutti attivi, non sarebbero sufficienti per i numeri che attualmente abbiamo sui territori”, è stata la sua denuncia. Di qui la decisione di inserire nel decreto una misura che diminuisce il tempo massimo di permanenza. Il sistema, secondo la titolare del Viminale, potrebbe funzionare solo con un sistema di rimpatri veloce. E questo, è la linea ribadita ancora una volta, potrebbe essere messo in piedi solo a livello europeo. “Non riusciamo a fare velocemente i rimpatri anche perché l’Europa non ha accordi di rimpatrio con i Paesi africani – ha sottolineato Lamorgese – Noi lo facciamo al nostro livello ma servirebbero accordi a livelli europei”.

La ministra dell’Interno, comunque, ha tenuto a sottolineare la distanza rispetto ai provvedimenti e alla gestione Salvini, insistendo sulla necessità di portare avanti come Governo “la previsione di canali di migrazione regolare”, contrastando così quelli illegali e il traffico di esseri umani. Quando ci sono persone in mare, ha messo in chiaro, “insorge l’obbligo di intervenire a soccorso e di mettere in sicurezza i migranti. La vera e l’unica strada è quella di agire come prevenzione, di concentrare gli sforzi sulle partenze. E’ quello che ho rappresentato in Europa: intervenire sui paesi di partenza cercando di migliorare le condizioni di vita”. Perché due sono, sottolinea, i beni primari da tutelare: “La sicurezza dei cittadini e la dignità dei migranti”.

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