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Non solo Groenlandia e Canada: Trump vuole anche Marte

La Casa Bianca ha assegnato 7 miliari di dollari alla Nasa per arrivare sulla Luna e un miliardo di dollari per iniziare la preparazione del viaggio su Marte, con l’intento dichiarato di «sconfiggere la Cina nel ritorno sulla Luna e portare il primo uomo su Marte». Donald Trump ha indicato Marte come meta dell’esplorazione mentre Elon Musk ha dichiarato: «Morirò in America. Non andrò da nessuna parte. Potrei andare su Marte, ma sarà parte dell’America».

Le scelte di Trump ed Elon Musk fanno discutere negli Stati Uniti e in Europa. Ci sono senatori, anche repubblicani, che non condividono i tagli riguardanti l’astronave Orion e il grande vettore SLS nati per la Luna e Marte, in prospettiva sostituiti con quelli dello stesso Musk. Il cambio, sostengono, metterebbe a rischio il ritorno, prima della Cina, sul nostro satellite naturale. Che resta la meta prioritaria. James Fletcher, due volte amministratore della Nasa, sosteneva che «la strada più breve per arrivare su Marte passa per la Luna». Un pensiero condiviso dal concorrente cosmico di Musk, Jeff Bezos, che fondava la sua società Blue Origin ancor prima di Space X. «Bisogna sviluppare molte tecnologie assolutamente indispensabili che impareremo andando sulla Luna» dice. E anche lui sta costruendo per la Nasa un veicolo di sbarco lunare precisando la sua differente idea del futuro. Per il creatore di Amazon, all’insediamento marziano è preferibile la costruzione di grandi stazioni spaziali dove migliaia di persone possono vivere, produrre e veleggiare tra i pianeti. La sfida è dunque aperta.

Forse è poco noto che tutto prese il via con le suggestioni ottocentesche dei canali di Marte “visti” da Giovanni Virgilio Schiaparelli dall’osservatorio milanese di Brera, dalle quali emerse la fantascienza popolata dai marziani. Poi si aggiunsero nei primi decenni del Novecento le visioni dei pionieri dello spazio. Ma il primo progetto per compiere il grande balzo sul Pianeta Rosso veniva presentato nell’agosto 1969, cioè il mese successivo al primo sbarco sulla Luna di Neil Armstrong e Edwin Aldrin. In quei giorni l’amministratore della Nasa Thomas Paine e Wernher von Braun l’ideatore del grande razzo Saturn V per la storica impresa, salivano i gradini del Congresso delineando le successive tappe dell’esplorazione. Nelle pagine del nuovo piano assieme ad una stazione orbitale, lo shuttle e la colonia lunare c’era lo sbarco su Marte da raggiungere con astronavi dotate di propulsori a razzo nucleari.

Già nel suo primo mandando, Trump aveva dato il via al programma Artemis, per riportare gli americani sulla Luna guardando ai panorami marziani, che stato sottoscritto fin qui da 53 nazioni (mentre in parallelo all’analogo programma cinese Irls aderivano una quindicina di Paesi). Marte è un pianeta straordinario. Pur con una taglia che è metà della Terra e una gravità quasi tre volte minore, ha però molti aspetti analoghi come le stagioni, una temperatura che all’equatore può raggiungere quasi i 20 gradi (ma la media è di meno 60 gradi centigradi) ed è dotato di un’atmosfera di anidride carbonica dalla quale si può ricavare l’ossigeno utile agli astronauti e ai motori dei razzi. Sul rover Perseverance della Nasa uno strumento sta già collaudando l’innovativa tecnologia. Geologicamente, poi, offre meraviglie uniche che diventeranno meta turistica oltre che scientifica dei futuri esploratori: ha il vulcano più alto (25 chilometri) e il canyon più lungo e più largo (4000 chilometri e 200 chilometri, rispettivamente) del sistema solare.

Nelle prime epoche della sua esistenza (mezzo miliardo di anni) su Marte i vulcani in eruzione alimentavano l’atmosfera, l’emisfero nord si ritiene fosse ricoperto da un oceano e i fiumi solcavano l’altra metà del globo. C’erano, quindi, condizioni analoghe a quelle terrestri. Se non si scoprissero tracce di vita passata, dicono alcuni scienziati, sarebbe un serio problema. Ma se verrà colta la preziosa traccia il nostro futuro della conoscenza sarà diverso. E, comunque, un giorno andremo a vivere lassù, quando gli scienziati, già impegnati su questo fronte, avranno imparato a trasformare l’attuale luogo arido e sterilizzato in un panorama attraente come Ray Bradbury ci ha raccontato in Cronache marziane.

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