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Nuova politica dei tassi sui prestiti in Cina

Paolo Balmas su Il Transaltantico di Andrew Spannaus riferisce che la Cina ha annunciato l’inizio di una nuova fase della riforma dei tassi d’interesse per i prestiti bancari. Negli ultimi anni il mercato dei prestiti cinese, che oggi ha raggiunto un equivalente di quasi 22 trilioni di dollari, è stato caratterizzato dagli interventi quotidiani della banca centrale, la PBOC, e dallo scorso agosto – sottolinea Balmas – il sistema si sta trasformando in un sistema ibrido, in cui il rapporto d’affari delle 18 banche commerciali più grandi del Paese con i loro principali clienti, assume un nuovo significato per determinare il costo dei prestiti: da un lato la PBOC manterrà i suoi parametri relativi al mercato interbancario di medio termine, dall’altro prenderà in maggiore considerazione la media dei tassi d’interesse che le banche commerciali applicano ai loro maggiori clienti, per lo più costituiti dalle grandi corporazioni di stato. Il nuovo parametro, definito Loan Prime Rate (LPR), è destinato a sostituire i parametri attuali applicati ai prestiti di uno e cinque anni.

In Cina – prosegue il reportage –  i prestiti alle grandi imprese di Stato rappresentano circa il 50% dell’intero mercato. Se il sistema bancario cinese costituisce il perno su cui si regge l’economia e le grandi banche commerciali a capitale misto (pubblico e privato) dominano tale mercato, il loro rapporto con le imprese di stato diventa il fulcro dell’intero sistema. Negli anni, uno degli obiettivi costanti dei governi cinesi è stato proprio quello di mantenere i tassi d’interesse bassi per favorire le imprese di stato, le quali hanno guidato con successo la crescita delle attività economiche in ogni settore. Allo stesso tempo, le banche hanno tenuto bassi i tassi sui depositi. Oggi si pensa che tali tendenze si invertiranno, in particolare lasciando decidere di più al mercato il costo del denaro prestato. Ma il mercato cinese è caratterizzato dal rapporto che le grandi banche a capitale misto hanno con le imprese di stato. Un rapporto privilegiato, a volte caratterizzato da stretti legami politici fra le rispettive dirigenze.

Questa fase di transizione, da uno stretto controllo della PBOC a un sistema più flessibile, è accompagnato da una maggiore apertura dei mercati finanziari e all’eliminazione delle restrizioni sulle quote straniere nelle imprese del settore finanziario. Tuttavia, dati i numeri che caratterizzano il settore bancario, la riforma continuerà a essere controllata con fermezza e cautela. Le quattro grandi banche, costruite sulle ceneri delle attività commerciali della vecchia (e unica) banca di stato della rivoluzione maoista, hanno centinaia di milioni di clienti. L’Agricolture Bank of China, ad esempio, ha superato i 500 milioni di correntisti. Tutte e quattro, inoltre, hanno sviluppato reti globali per servire i loro clienti in mercati esterni. In alcuni ambienti del settore, con ogni probabilità, si sente la necessità di adeguarsi sempre di più alle esigenze di mercato e lasciare alle spalle un sistema economico ancora caratterizzato dalla forte influenza dello stato e del Partito comunista cinese.

A causa dello straordinario traguardo di portare fuori dalla soglia di povertà circa 700 milioni di persone in trent’anni, il sistema economico cinese sta generando gli stessi problemi del sistema capitalistico occidentale. Da un lato, la società sta sviluppando una forte ineguaglianza fra le fasce ricche e le più povere, dall’altro l’ambiente è fortemente colpito dalle attività industriali e dai consumi della popolazione più numerosa al mondo. Oggi la Cina è il luogo dove la tecnologia è maggiormente utilizzata nel quotidiano, anche dalle fasce di popolazione meno abbienti. Gli obiettivi del governo (e del Partito), di fare della Cina un centro di innovazione e d’avanguardia lascia pensare che la deriva del mondo moderno non potrà essere arrestata. Tuttavia, una riforma del sistema dei tassi d’interesse sembra necessaria per raggiungere tali obiettivi più in fretta.

Negli ultimi anni, uno dei fattori che caratterizza l’incessante riforma del sistema finanziario cinese è l’interesse del governo di promuovere le micro e piccole imprese. La mobilitazione dei capitali verso questa vasta fetta dell’economia cinese è in crescita costante. Le nuove tecnologie, tradotte in servizi bancari più snelli come ad esempio il prestito online, hanno sostenuto tale crescita. In generale, seguendo le linee guida del governo, le banche hanno agevolato su varia scala le start-up e le imprese impegnate nel settore delle tecnologie finanziarie. La messa in opera delle politiche d’investimento in Cina sembra funzionare. Intanto, mentre l’economia cinese (e non solo) rischia di essere messa sotto scacco dal corona virus, il governo ha chiesto alle banche di sostenere le micro e piccole imprese con prestiti agevolati nella provincia dello Hubei, la più colpita dall’epidemia.

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