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Pechino conferma l’arresto della reporter accusata di aver spiato per l’Australia

Cheng Lei, ex giornalista e volto noto della Cgtn, il canale della tv statale cinese in lingua inglese, è stata arrestata il 5 febbraio per spionaggio con l’accusa formale di “aver fornito segreti di Stato all’estero”. Cheng, nata nella provincia di Hunan, ma in possesso della cittadinanza australiana dopo essere emigrata da bambina, fu presa in custodia a Pechino dalla polizia del dipartimento sulla sicurezza nazionale lo scorso agosto senza spiegazioni, quando i suoi figli, di nove e undici anni, erano dai nonni in Australia durante la chiusura delle scuole per la pandemia del Covid-19.

La svolta è stata riferita lunedì in mattinata dal ministro degli Esteri australiano Marise Payne, rimarcando che il governo australiano “ha espresso le sue serie preoccupazioni sulla detenzione di Cheng” in merito “al suo benessere e alle condizioni di detenzione”. Payne ha riferito che i funzionari consolari hanno visitato la donna sei volte finora, di cui l’ultima a fine gennaio. Cheng, che alla Cgtn ha lavorato per quasi un decennio, aveva regolarmente partecipato agli eventi tenuti dall’ambasciata australiana. Poche ore dopo è maturata la conferma del ministero degli Esteri di Pechino, secondo cui il suo caso “è in fase di ulteriore elaborazione”, assicurando che “tutti i diritti di Cheng sono stati completamente garantiti. Speriamo che l’Australia rispetti la sovranità giudiziaria cinese e la smetta di interferire nella gestione del caso in qualsiasi modo”, ha affermato in conferenza stampa il portavoce Wang Wenbin.

La vicenda è destinata a infiammare ancora di più i pessimi rapporti esistenti tra Pechino e Canberra, in uno scontro a tutto campo dalla diplomazia al commercio. Le tensioni hanno avuto un’impennata dopo che Canberra ha chiesto un’indagine internazionale sull’origine della pandemia e Pechino ha risposto con rappresaglie commerciali. Un altro australiano, lo scrittore Yang Hengjun, è sotto processo a Pechino, accusato di spionaggio dopo l’arresto di gennaio 2019 all’aeroporto di Guangzhou.

A Hong Kong, intanto, all’attivista radiofonico pro-democrazia Wan Yiu-sing, 52 anni, è stata contestata la “sedizione”, per quello che è il secondo caso finora registrato dal ritorno dell’ex colonia nel 1997 sotto la sovranità cinese. Il dipartimento di polizia sulla sicurezza nazionale ha notificato quattro capi d’accusa, tutti riconducibili ad altrettante trasmissioni radiofoniche online dello scorso anno.  Intanto, si avvicina il processo per altri 8 attivisti, tra cui 3 ex parlamentari, per le proteste dello scorso anno: le contestazioni si riferiscono all’incitamento del 30 giugno a partecipare a una manifestazione non autorizzata del giorno dopo. Tra gli imputati, Wu Chi-wai del Democratic Party e 4 esponenti della League of Social Democrats, incluso il carismatico ex deputato ‘Long Hair’ Leung Kwok-hung.

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