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Progettava attentati a San Pietro, condannato un terrorista somalo

Il 22enne somalo Mohsin Ibrahim Omar è stato condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione per terrorismo internazionale al termine di un giudizio con rito abbreviato. Fermato a Bari il 13 dicembre 2018, era ritenuto dalle agenzie per la sicurezza Aisi e Aise e dall’Fbi affiliato al Daesh in Somalia e in contatto con una sua cellula operativa. Secondo quanto emerso dalle indagini della Digos di Bari, progettava un attentato nella Basilica di San Pietro a Roma, cuore della cristianità, una bomba – si legge nelle intercettazioni – nella “chiesa più grande” d’Italia nel giorno di Natale o poco dopo, quando in quel luogo ci sono “il Papa e tanta gente, è pieno, pieno, pieno”. Durante la detenzione nel penitenziario barese, Ibrahim non si è descritto agli inquirenti della Dda come un terrorista ma, diceva, che “se Dio vuole, se serve alla causa, bisogna farlo, bisogna uccidere”.

Mohsin Ibrahim fu fermato nel capoluogo pugliese dalla Digos di Bari, diretta da Michele De Tullio, con le valigie in mano, mentre tentava di fuggire dopo aver esultato, poche ore prima, per l’attentato a Strasburgo: “Quello che uccide i nemici di Allah – si legge in una sua intercettazione agli atti della Dda barese – è nostro fratello”. Il somalo era stato segnalato all’antiterrorismo barese dall’intelligence italiana e internazionale come un “mujaheddin”, miliziano dell’Isis, componente del gruppo armato somalo-keniota di Daesh, noto per aver combattuto in Somalia e in Libia, e arrivato in Italia nel novembre 2016, dopo l’arretramento dell’Isis, “per compiere attentati fuori dai confini dello Stato Islamico come quelli” di Parigi e Bruxelles.

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