Progetto in 250 scuole elementari contro la violenza di genere
‘Storie spaziali per maschi del futuro’ è il nome del progetto volto a proporre nuovi modelli contro gli stereotipi che in 250 scuole elementari si prefigge di contrastare la violenza di genere e far comprendere fin da bambini l’importanza del consenso nelle relazioni sociali, così da accompagnare i futuri ragazzi e adulti in un percorso di accettazione delle proprie fragilità e di gestione di emozioni come la rabbia e la tristezza. Guidato da fondazione Libellula con l’autrice Francesca Cavallo e ScuolAttiva Onlus, il progetto è stato presentato alla Camera alla presenza di parlamentari del Pd (Filippo Sensi), M5s (Stefania Ascari) e Avs (Francesca Ghirra): da marzo porterà fiabe, formazione docenti e strumenti educativi in 250 scuole su tutto il territorio nazionale (il 60% delle quali nelle periferie delle nostre città) coinvolgendo migliaia di bambini, insegnanti e famiglie per promuovere “modelli maschili più liberi, empatici e inclusivi”.
Il nome dato al progetto rimanda al libro scritto da Cavallo, “Storie spaziali per Maschi del Futuro”, una raccolta di fiabe che affronta gli stereotipi di genere che “danneggiano non solo le bambine, ma anche i bambini maschi, mettendo in discussione modelli tradizionali di maschilità legati al principe azzurro al supereroe – si spiega -. Attraverso la narrazione il libro apre spazi nuovi per immaginare un maschile capace di fragilità, ascolto ed empatia”.
Al 30 settembre scorso, secondo l’Osservatorio permanente sui delitti di genere pubblicato sul sito di ‘Non una di meno’, in Italia risultavano «70 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 1 suicidio indotto di un ragazzo trans, 1 suicidio indotto di una persona non binaria, 1 suicidio indotto di un ragazzo, 6 casi in fase di accertamento. Inoltre, ci sono stati almeno altri 62 tentati femminicidi riportati nelle cronache on line di media nazionali e locali e almeno due ragazzi uccisi dal padre». «Tra le persone uccise – si legge sul sito -, la vittima più giovane aveva 1 anno, la più anziana 93. Le vittime hanno un’età media di 55 anni. Si contano 12 casi con denunce o segnalazioni per violenza, stalking, persecuzione nei mesi precedenti. Due persone uccise erano sex worker, 13 persone uccise avevano una disabilità o una malattia grave, spesso cronica o degenerativa, 10 i casi in cui gli minori hanno assistito al femminicidio, 54 gli minori sono rimasti orfani in seguito al femminicidio della madre».
Il report ha analizzato anche l’identità degli assassini e le modalità delle aggressioni: «Nei 70 casi accertati di omicidio, il colpevole o presunto tale ha un’età media di 51 anni. Il più giovane aveva 19 anni al momento del delitto, il più anziano 91. Ventidue uomini colpevoli si sono suicidati subito dopo aver compiuto l’omicidio. Ciò significa che non sarà possibile procedere per via giudiziaria e dunque attestare la gravità del gesto e le motivazioni di genere e patriarcali della violenza espressa. Altri 6 uomini colpevoli hanno tentato di togliersi la vita». «Nella quasi totalità dei casi – si legge ancora -, l’assassino era conosciuto dalla persona uccisa. Nel 50 per cento dei casi l’assassino era il marito, il partner, il convivente (35 casi). In 13 casi, a compiere il gesto è stato l’ex partner da cui la persona uccisa si era separata o aveva espresso l’intenzione di separarsi. In 11 casi, l’omicida è il figlio. Negli altri casi la relazione con la vittima era: amico, nipote, cliente, o conoscente». E ancora: «Dei 70 casi accertati di omicidio, 21 sono morte per accoltellamento, e 12 per i colpi di arma da fuoco. Altre cause del decesso sono soffocamento o strangolamento (16), percosse, colpi di forbici, colpi d’ascia, caduta dalla finestra».




