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Prospettive difficili per i costruttori di macchinari per plastica e gomma

“Dopo un 2019 in ripiego – con un calo della produzione e dell’export di 6 punti, risultato peraltro atteso dopo un ciclo di crescita di 8 anni – non sarà certo il 2020 l’anno del recupero per l’industria italiana delle macchine per plastica e gomma, uno dei principali segmenti della meccanica strumentale del Paese. Difficile fare previsioni: quasi sicuramente non sarà nel 2021 che si tornerà ai livelli pre-crisi e una piena ripresa si concretizzerà probabilmente solo nel 2022”. Lo sottolinea Amaplast (l’associazione nazionale di categoria, aderente a Confindustria), segnalando come “il crollo degli ordini registrato nelle scorse settimane ha avuto un effetto praticamente immediato per i costruttori di ausiliari mentre ne risentiranno più avanti, anche nel corso del 2021, i fornitori di macchinari e impianti complessi e di maggior valore”. Amaplast segnala come i dati import-export relativi ai primi tre mesi evidenziano un cumulato che all’import risulta in calo di 7 punti
e all’export di 13, rispetto all’analogo periodo del 2019 e “si tratta verosimilmente solo dei primi effetti – il cui picco probabilmente si verificherà nei prossimi mesi, con una coda che si protrarrà più a lungo – della crisi causata dalla pandemia”. A preoccupare è l’andamento nel continente americano che fa registrare, così come quello asiatico, un crollo delle esportazioni italiane di settore: -27% e -28%, rispettivamente (con -24% negli Usa e -27% in Cina). Per quanto riguarda il continente europeo nel suo insieme, l’arretramento è contenuto al 4%, ma con -3% la Germania e addirittura -40% per la Spagna. L’incognita sulla durata e l’intensità della pandemia nelle varie aree geografiche (nonché la possibilità che si ripresenti con nuove ondate nei prossimi mesi) “comporta grande incertezza da
parte dei clienti esteri dei costruttori italiani di macchine per plastica e gomma, le cui vendite oltre confine si attestano mediamente al 70% della produzione, con punte del 90% per alcune tipologie di
impianti. La contrazione degli ordini si accompagna alle limitazioni a cui sono ancora soggetti gli spostamenti delle persone, che rallentano o differiscono installazioni e manutenzioni, comportando tra l’altro anche ritardi nei pagamenti”. “Non va meglio naturalmente – osserva Amaplast – sul mercato interno, già strutturalmente debole, che non sembra al momento poter trarre beneficio immediato e consistente dalle misure straordinarie messe in campo dal governo per far fronte alla crisi”.

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