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Prove di disgelo tra Usa e Russia

Riparte il dialogo tra Usa e Russia e si avvicina il primo vertice tra Joe Biden e Vladimir Putin, in programma il 15 e 16 giugno in Svizzera. Il disgelo è cominciato paradossalmente in uno scenario glaciale, a Reykjavik, in Islanda, dove il segretario di Stato americano Antony Blinken e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov hanno avuto il loro primo faccia a faccia, a margine del Consiglio ministeriale artico. Un incontro di due ore conclusosi senza svolte, ma giudicato positivamente da entrambe le parti e che è servito ad allentare le tensioni spianando la strada al summit.

“Colloqui costruttivi”, ha commentato il capo della diplomazia russa, auspicando la fine del “clima malsano” tra le due superpotenze, pur ammettendo che restano “molte impasse”. “Discussioni produttive, costruttive, rispettose e oneste”, gli ha fatto eco il dipartimento di Stato americano, sottolineando che Blinken non ha rinunciato ad esprimere le sue “profonde preoccupazioni” per l’ammassamento di truppe russe al confine con l’Ucraina, la detenzione del dissidente Alexei Navalny e la “repressione” dell’opposizione. A preparare il terreno era stata anche la decisione di Joe Biden, alla vigilia dell’incontro, di esentare dalle sanzioni la società del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 (una controllata di Gazprom) e il suo ceo Matthias Warning, un alleato di Putin, limitandosi a colpire solo quattro navi russe ed altre entità minori che hanno partecipato ai lavori. Una mossa giustificata con l’interesse nazionale Usa, per dimostrare l’impegno a ricostruire il rapporto strategico con Berlino, compromesso sotto Donald Trump. Ma che nello stesso tempo lancia “segnali positivi” a Mosca, come li ha definiti lo stesso Cremlino.

La decisione ha però urtato l’Ucraina, Paese filoccidentale che vedrà ridursi gli introiti legati al transito del gas nel suo territorio: “Sarà una sconfitta degli Stati Uniti e del presidente Biden personalmente… e una vittoria geopolitica della Russia”, ha accusato il presidente ucraino Volodymyr

Zelensky, sotto pressione anche per il dispiegamento di truppe di Mosca al confine. Ma pragmaticamente Biden sta cercando di equilibrare tutti gli interessi in gioco e il dialogo con Mosca appare prioritario, dopo che le relazioni bilaterali sono precipitate ad uno dei livelli più bassi dopo la guerra fredda, sullo sfondo delle interferenze elettorali, dei cyber attacchi, del caso Navalny. Sino alla clamorosa accusa del presidente Usa a Putin di essere un “killer”. Impossibile un vero reset, come aveva tentato di fare Barack Obama, ma la Casa Bianca vuole “relazioni stabili e prevedibili” con il Cremlino. Soprattutto sui grandi dossier, dal clima alle crisi regionali e al disarmo, dove è già stato fatto un primo passo con la proroga di cinque anni del New Start. Così Biden potrebbe suggellare il suo viaggio di metà giugno in Europa, il primo della sua presidenza, incontrando Putin a quattr’occhi, dopo il G7 in Gran Bretagna, il vertice Nato e quello Usa-Ue a Bruxelles.

Il Consiglio ministeriale artico è già stato un primo laboratorio di dialogo: nonostante le frizioni militari e le rivalità geopolitiche esistenti, gli 8 Paesi artici, tra cui Usa e Russia, hanno adottato per la prima volta un piano strategico decennale e firmato una dichiarazione comune che “ribadisce l’impegno a mantenere la pace, la stabilità e la cooperazione  costruttiva nella regione”, affermando anche l’importanza di affrontare immediatamente il riscaldamento climatico nell’Artico, 3 volte più veloce che nel resto del pianeta.

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