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Ricavi delle multinazionali in frenata, tranne che per quelle cinesi

Le maggiori multinazionali mondiali nel 2020 hanno perso in media il 3,1% dei ricavi, ma ci sono state differenze significative sia per settori che per aree geografiche, esempio fra tutte le cinesi (+11,2%), al contrario di europee (-14,5%) e italiane (-29%), le ultime più colpite per l’assenza di grandi operatori nella new economy e nell’high tech. Il digitale inoltre ha funzionato come spinta o leva di tenuta. Se si guardano i comparti, i ricavi sono cresciuti soprattutto per il websoft (+19,5%), che ha sfruttato digital skill e potenzialità dei big data. Decisa crescita di food delivery, videogame e e-commerce. Forti Gdo (+8,5%) e alimentare (+7,9%), approfittando dell’accelerazione impressa dalla pandemia ai cambiamenti negli stili di vita e nelle abitudini di acquisto, più orientate verso nuove tecnologie, oltre che per la necessità di soddisfare i bisogni primari, ottenendo fatturato in aumento in ciascun trimestre del 2020. L’analisi è dell’Area studi Mediobanca, su quasi 200 grandi multinazionali con fatturato annuale sopra i 3 miliardi di euro e ricavi complessivi di oltre 8.000 miliardi e 21 milioni di occupati.

Saliti i ricavi anche per elettronica (+5,4%) e farmaci (+3%). Resilienti telecomunicazioni e paytech, con ricavi tendenzialmente stabili (a -0,6% e -0,7%). In sofferenza colossi dell’oil e gas (-32,9%), produttori di aeromobili (-26,8%), automotive (-12,1%) e moda (-17,3%), che peraltro hanno visto un’accelerazione record del fashion online (+50%). Tutti però con cali a due cifre anche di margini, investimenti e occupazione. Telecomunicazioni e automotive sono tornare a crescere nel quarto trimestre dopo tre periodi in calo. Tutti e quattro in rosso i trimestri di bevande e moda, produttori di aeromobili, gli ultimi due col blocco del turismo, e colossi petroliferi, questi anche per fattori contingenti come il crollo delle quotazioni. Primo semestre 2020 a parte, per le multinazionali però è cresciuta la capitalizzazione (+15,4% al 26 marzo 2021 rispetto a fine 2019), soprattutto per elettronica (+41,9%) e websoft (+37,4%), ma anche per automotive (+39%).

Quanto a occupazione, Asia Pacifico (+8%) e, trainate dalle big tech, le Americhe (+7,1%) hanno contribuito al leggero aumento del 2020 (+1,5%), insieme alle misure per la salvaguardia messe in campo da molti Stati e alla spinta di alcuni settori, come i big del web (+29,6%), col solo personale di Amazon cresciuto del 63%. In calo invece i dipendenti di chi ha sede in Europa (-0,9%), in particolare in Italia (-4%).

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